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…per non dimenticare…Premiamo il tasto PAUSA…impariamo a fermarci e non andare sempre di corsa!

Buongiorno amici Yeppers.
Avrete un po’ tutti notato che sono mancato per un po’ in questo Social Media. Esigenze familiari, niente di brutto, anzi tutto di bello. Sono diventato papà, ora inizia anche la MIA VITA 2.0! Una gioia immensa, che mi piace condividere. Ma lo farò in modo diverso dal solito. Senza le solite foto di una famiglia felice con un pupo giocherellone, cicogne bianche e rosa e fiocconi patinati. Ho voglia di condividere un pensiero. Anche un po’ triste e malinconico. Ma di tanto in tanto invece che premere il tasto Fast Forward, è tanto bello anche usare il PAUSE…
L’altra mattina, collegatomi su un social network, tra le notizie trovo un post. Vecchiotto, risale circa alla metà di aprile 2013. E’ il ricordo di Gabriele Francesco. Per chi non lo sapesse o non lo ricordasse, si tratta di un neonato di Mantova che… Ve lo sa spiegare meglio il testo seguente.
Buongiorno, mi chiamo Gabriele Francesco. Sono nato a Novara l’11 aprile 2013 e oggi avrei un mese, se fossi ancora vivo. Invece sono morto lo stesso giorno in cui sono nato. Adesso tutti starete pensando che mamma e papà non si sono comportati bene: in effetti mi hanno lasciato solo, sotto un cavalcavia, con indosso pochi stracci e senza un biberon nei paraggi. Ma io non mi permetto di giudicarli. Certo è che noi neonati siamo indifesi: ci buttano dai ponti, ci fanno esplodere sotto le bombe, ci vendono per pochi soldi. Siamo carne da telegiornale. Prima di chiudere gli occhi, mi sono raggomitolato tra i rifiuti per cercare conforto e ho pensato: ma è davvero così brutto questo mondo che sto già per lasciare? Poi mi sono sentito sollevare e sulla nuvola da cui vi scrivo ho visto che la bellezza c’è ancora. C’è bellezza nel camionista che mi ha trovato e nell’ispettore che mi ha messo questo nome meraviglioso: è importante avere un nome, significa che sei esistito davvero. C’è bellezza nei poliziotti che per il mio funerale hanno fatto una colletta a cui si sono uniti tutti, dai pompieri alle guardie forestali. E c’è, la bellezza, nella ditta di pompe funebri che ha detto «per il funerale non vogliamo un euro», così i soldi sono andati ai volontari che in ospedale aiutano i bimbi malati. Dove sono nato io, metteranno addirittura una targa. Allora non sono nato invano. Mi chiamo Gabriele Francesco, e ci sono ancora. 
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Ringrazio il giornalista Massimo Gramellini, che a sua volta ha pubblicato sulla sua Testata questa lettera di un anonimo lettore mantovano, il giorno dopo il funerale del piccolo angelo, l’11 maggio 2013. Davanti a queste parole lette, non lo nego, non mi è presa solo la tristezza e lo sconforto. Ho pianto. Ho subito pensato al mio piccolo angelo, assimilandolo a quella creatura sofferente. Ho pensato al coraggio dei protagonisti di questa storia che, avrei preferito, fosse pura invenzione. Ma facciamo un passo indietro…
Una persona, una coppia… qualcuno, abbandona sul ciglio della strada una creatura indifesa. Senza un giaciglio degno, quasi nudo, senza un minimo di nutrimento, “con pochi stracci indosso e senza un biberon nei paraggi”. Un destino segnato che tristemente fa il suo corso. Arriva un camionista che subito avverte la polizia. Inizia una gara di solidarietà per trasformare il finale nero quantomeno in grigio scuro. Pompieri e Polizia fanno una colletta e danno un nome al piccolo oramai volato in cielo. L’agenzia funebre non riscuote un centesimo, rifiuta gli spiccioli raccolti dalle guardie per offrirgli questo mezzo “lieto fine”. Quei pochi spiccioli fanno ancora dell’altro bene, vengono donati in beneficenza per aiutare altri bambini sofferenti. Questo è quel che si evince dalla lettera. Quello che tutti sappiamo. Ma ora vorrei fare una riflessione personale…
Ripensavo al povero fagottino abbandonato sul ciglio della strada. Al coraggio del camionista che ha scorto questa povera anima e che non si è perso d’animo nonostante si trattasse di una vita. Io sarei stato male notte e giorno anche se si fosse trattato di un dummy, un bambolotto, un finto… E così anche l’ispettore di Polizia, i suoi agenti, i Pompieri e lo staff delle Pompe funebri. Non ce l’avrei fatta a vedere un corpicino così ridotto, non ce l’avrei fatta a immaginare tutte le scene che ha riportato l’anonimo lettore della lettera. Il fatto di essere coperto da pochi stracci, alla ricerca di un biberon e nel vano tentativo di rannicchiarsi (letteralmente tratto, raggomitolarsi, ndr…) e trovare conforto in mezzo ai rifiuti. Immaginare la voce del bebè che piange e grida a squarciagola, fino ad affievolirsi lentamente e smettere definitivamente poichè arreso al proprio destino. Immaginare questo angelo ormai volato in cielo il cui corpicino è purtroppo rimasto sulla Terra, rinchiuso in una minuscola bara bianca, poco più grande di una scatola di scarpe.
Tutto questo a un “fresco padre” fa male. Fa male perchè sa cos’è una creatura che “si raggomitola”, perchè sa cos’è una creatura che piange a squarciagola, e per quanto possa anche sembrare che “rompe le scatoline”, un genitore fa di tutto perchè quel pianto possa calmarsi nel giro di pochi secondi (e quindi immagina cosa sia una creatura che magari ha pianto ininterrottamente per ore prima di “spegnersi” lentamente…). Fa male perchè sa cosa vuol dire una continua salita, una crescita, lenta e difficile, fatta di notti insonni, timpani spaccati, vestiti insozzati, cacche e pipì; ma quando incomincia a sorridere, ridere, scherzare, non c’è emozione più forte. Un po’ come quando appena nato il pupo d’istinto ti afferra con tutta la forza che ha il dito.
C’è davvero bellezza a questo mondo. Tutta quella poc’anzi citata. Bellezza di persone, bellezza di situazioni. Quotando per l’ennesima volta la lettera, i neonati sono carne da telegiornale. Qualcuno può pensare che stranamente ed egoisticamente, ho citato solo l’episodio con un mezzo lieto fine del piccolo Gabriele Francesco, dimenticando tante altre vecchie, o più recenti, simili pagine di cronaca. Non sono insensibile, è solo che in questo momento della mia vita questa vicenda, vuoi perchè mentalmente galvanizzato su vicende familiari simili, mi ha colpito particolarmente.
Non c’è niente di più bello di trasformare la propria vita in questa maniera. E allora, facciamo in modo che questa “carne da telegiornale” rimanga solo un brutto sogno. Oltre che ricordare il piccolo Gabriele Francesco (e tutti gli altri come lui…) come un piccolo Angelo che ci veglia e guarda dall’alto i passi che ogni giorno compiamo, io, mio figlio, i miei cari e tutte le persone che ahinoi sono costrette, vuoi o non vuoi, a prendere decisioni importanti. Qualunque esse siano. Non siamo nessuno noi sulla Terra per giudicare l’altrui operato.
Buona vita a tutti. Da G., M., G. …

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