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Ruby, Letta e il teutonico senso di colpa di Josefa

E’ trascorsa solo una settimana dalla condanna a sette anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici inflitta a Silvio Berlusconi per il caso Ruby. Tuttavia sembra essere passato molto più tempo. Sono ancora vivide le immagini di due fazioni contrapposte davanti al tribunale di Milano il giorno della sentenza: da una parte i fan di Berlusconi che si disperavano e indignavano, indicando come toghe rosse politicizzate anche i tassisti che passbandieraavano di li davanti per caso. Dall’altra parte la curva della Boccassini che si rallegrava della conclusione in primo grado delle indagini, illudendosi che questa condanna avrebbe potuto portare la tanto agognata svolta nella politica del nostro Paese. Davanti al tribunale scene da stadio, con i supporter di Berlusconi che difendono a spada tratta la sacrosanta necessità di dividere l’ambito pubblico da quello privato, dall’altro i giustizialisti che non vedono l’ora di vedere il malvagio Silvio dietro le sbarre con un adorabile completino a righe.

L’età media dei partecipanti a questa kermesse era di 306 anni dando la netta impressione che tutti coloro che si trovavano li davanti non avevano poi tanto da fare. E chi andrebbe a perdere il proprio tempo davanti ad un tribunale per festeggiare o protestare durante un giorno feriale?

Domanda retorica: chi non ha niente da fare.

Il resto delle persone, quelle che ogni giorno devono combattere contro le bollette, la rata dell’Imu e con i programmi di Barbara D’Urso, sono un po’ più demotivate e meno inclini a difendere sia i politici sia i magistrati da quella che sembra una guerra eterna tra due poteri che si tanno abbastanza antipatici.

Probabilmente anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, pur essendo in media con l’età dei manifestanti davanti al tribunale di Milano, non dovrebbe più avere tanta voglia di schierarsi da una parte o dall’altra. L’incontro avvenuto tra Berlusconi e Napolitano all’indomani della sentenza ha avuto, secondo le indiscrezioni dei ben informati, come snodo principale la stesura dei palinsesti Mediaset della prossima stagione. Il Presidente, essendo un fan di Grey’s Anathomy vorrebbe poter rivedere le repliche della sua serie preferita sui canali del biscione. Berlusconi avrebbe preso tempo per ponderare la scelta nel migliore dei modi. Ovviamente l’incontro non ha tardato a scatenare polemiche tra le fila del Movimento Cinque Stelle. Il loro leader, Gandalf, ha dichiarato che se la Terra di Mezzo è sull’orlo del baratro economico è sicuramente colpa di Giorgio e Silvio. Malgrado ciò ha comunque chiesto al Presidente della Repubblica un incontro privato, pur non facendo parte di nessun partito e pur non avendo alcun ruolo all’interno delle istituzioni.  Napolitano avrebbe acconsentito a patto che il comico genovese portasse, come segno di resa, un metro quadrato di “schiacciata alla ligure”.

Intanto il governo galoppa verso le sue entusiasmanti riforme. Forse galoppa è un termine un po’ eccessivo. Diciamo che trotterella allegramente. Infatti una nuova riforma per lo sviluppo del mercato del lavoro è al vaglio:  lavoreremo tutti, ma senza essere pagati. Nessuno, in questo modo, potrà sollevare puerili pretese pensionistiche. Una riforma geniale che ha trovato anche l’appoggio dei sindacati e del Parlamento tutto. Ma la riforma elettorale? Si, dai, quella che, secondo il Presidente Napolitano, aveva un’importanza basilare per sbloccare la complicata situazione politica italiana?

Per quella c’è tempo. Prima devono sciogliersi i ghiacciai, il PD deve riuscire a prendere una decisione senza spaccarsi, e Anna Tatangelo deve vincere quattro festival di San Remo per abbandono dei rivali.

Ma forse, ma dico forse, nessuno ha tanta voglia di mettere le mani su una legge elettorale su cui le opinioni e le posizioni sono piuttosto differenti già all’interno dei partiti più grandi. Forse, e dico forse, a nessuno fa comodo sbrogliare la matassa dell’ingovernabilità in quanto un Parlamento parzialmente immobile è come un malato terminale attaccato ad un respiratore a cui chiunque può minacciare di staccare la spina a proprio vantaggio.

Questa sembra al momento la strategia di Angelino Alfano che vorrebbe inserire in uno dei decreti che il Governo vorrebbe lanciare l’immunità totale per Silvio Berlusconi e anche per Jack Lo Squartatore.

“La giustizia va riformata e non bisogna perdere tempo. Questa è una esigenza basilare non per me che sono inquisito, ma per la comunità. Un Paese non si può definire progredito e democratico se non è in possesso di un sistema della giustizia funzionale alle esigenze di tutta la popolazione”, queste sono le prime parole di Jack Lo Squartatore. Il killer d’oltre Manica ha enfatizzato più volte il concetto durante la conferenza stampa in occasione del lancio del nuovo master in “Sgozzamento e chirurgia da strada” presieduto da lui stesso.

Il Movimento Cinque Stelle, intanto, dopo una lunga diatriba interna per definire chi sarà  il prossimo presentatore di Uno Mattina, sembra in fase di attesa pronto nuovamente a capitalizzare dagli errori dei rivali politici. Dopo la perdita di consensi alle ultime elezioni amministrative il M5S ha cercato di capire i motivi che hanno portato alla perdita di così tanti elettori. Qualcuno ha ipotizzato che si tratterebbe del taglio di capelli di Beppe Grillo. Dopo una lunga riunione alcuni delegati avrebbero proposto una bella cresta bianca per essere più vicini ai giovani. Il risultato, tuttavia, non è stato positivo per loro in quanto una delle regole base del M5S è “il look del capo (anche se un capo in realtà non c’e’) non si può contestare”. Quindi sono passati dallo status di delegati a quello di dissidenti. La fuoriuscita di parlamentari dal Movimento Cinque Stelle ha preoccupato i vertici del partito che, pur non esistendo, si sono subito impegnati ad escogitare uno sfizioso stratagemma per serrare i ranghi del loro partito-movimento: si taglia la testa a chiunque nomini il Gruppo Misto del Parlamento. Facile e preciso.

Un Governo, quindi, che si trova tra la padella e la brace: da una parte le esigenze di Silvio Berlusconi che richiede una giustizia più a misura di uomo (di Arcore) a costo di revocare la fiducia parlamentare all’Esecutivo di cui lui stesso fa parte. Dall’altra il Movimento Cinque Stelle, le parti sociali e i sindacati che continuano a criticare l’andamento lento del Governo Letta.

Ma Letta ha subito reagito mostrando di essere un uomo duro e risoluto. Ha rimandato la decisione sulla Santanchè come vice presidente di Al-Qaeda e anche sulla vicenda IMU ha cercato di prendere tempo sperando che Josefa Idem, mossa da un teutonico senso di colpa nei confronti dello Stato, decidesse di redimersi completamente pagando l’IMU per tutti.

Non so a voi, ma a me sta venendo voglia di andare davanti al tribunale di Milano ad illudermi che ogni processo a Berlusconi cambi qualcosa nella mia vita.

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