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Cerchi lavoro? 1° Comandamento: sii Proattivo!

Finita del tutto l’estate e superato lo stress del caldo, degli ombrelloni troppo vicini, della sabbia appiccicata sui corpi unti da oli superabbronzanti, del clima eccessivamente afoso “che non puoi muoverti altrimenti si suda”, tutti, anche coloro che fortunatamente non hanno dovuto sopportare le fatiche dell’estate, sono tornati alla vita di prima.

L’impiegato è tornato in ufficio, l’autista ha ripreso a guidare il suo pullman e i giovani disoccupati hanno ricominciato la spasmodica ricerca di lavoro. Seduti di fronte ai loro pc e persi nel dedalo di password necessarie per accedere ai vari siti di recruitment, gli inquieti dell’era digitale si ritrovano a leggere quotidianamente centinaia di annunci, diversi per settore e profilo ricercato, ma tutti accomunati dall’insolita richiesta fatta all’accanito lettore di essere in possesso di una caratteristica importante ed imprescindibile: condicio sine qua non perché egli possa candidarsi all’offerta è che sia, innanzitutto, proattivo!

Da Infojobs a Subito.it, passando per i siti di note agenzie di lavoro quali Gi.Group, Adecco & company, non c’è annuncio che non presenti tra le “soft skills” la necessità di essere proattivi: che si voglia fare il cameriere o l’ingegnere, lo stagista sottopagato presso la nota multinazionale farmaceutica di turno o il manager della stessa, il commesso o il web designer, beh poco importa…ciò che importa è essere proattivi. Ma cosa vuol dire?

proattivoA riguardo sono state avanzate diverse ipotesi: alcuni credono che pro-attivo sia una trovata linguistica inventata per definire una nuova forma di retribuzione che sostituisce il vecchio cottimo, per cui se sei attivo, produci di più e di conseguenza guadagni di più; per altri, invece, è un virus che contagia pochi eletti i quali consapevoli di essere affetti da questa preziosa malattia assumono farmaci e girano con finte mascherine antismog per evitare una pandemia; altri ancora, tra cui wikizionario, credono che proattivo sia colui che ha “la capacità di prevenire e anticipare i problemi e i bisogni futuri”, una sorta di Divino Otelma, insomma, che solo può accedere al mondo astrale ottenendo energie evanescenti che gli consentano di rendere prevedibile il futuro aziendale anticipandone le mosse sul mercato.

Personalmente, credo che questa continua ed incessante richiesta di “proattività” nasconda, ancora una volta, qualcosa di marcio; un pretesto per celare una verità che pure è sotto gli occhi di tutti. La politica malata e corrotta degli ultimi trent’anni, asservita alla logica mafiosa del tornaconto e del potere, ha creato una società che non riesce a garantire stabilità lavorativa ed equilibrio psicofisico ai suoi figli, rendendoli disoccupati ed inquieti. Seguendo i consigli di genitori, amici e politici, orde di giovani hanno invaso le aule universitarie, frequentato lunghi corsi accademici, sostenuto esami terrificanti, convinti che l’istruzione avrebbe garantito loro un posto di lavoro sicuro; salvo poi sentirsi dire, oggi, che sarebbe stato meglio non studiare ed imparare un mestiere perché, nell’economia postindustriale, il lavoro manifatturiero è l’unico che possa assicurare uno stipendio cospicuo ed una stabilità duratura. Oltre il danno anche la beffa!

Dunque, come anestetizzare la rabbia? Come scremare i migliaia di curriculum pervenuti quando c’è un solo posto disponibile? Non c’è cosa più semplice, basta dire: non sei proattivo! E la beffa si ripete… l’ennesima bastonata all’autostima già provata dei giovani assuefatti al no, che si autoconvincono sempre più di essere incapaci perché non proattivi. Allora, pur conoscendo già la risposta, mi chiedo e chiedo ai gentili ricercatori di proattività: sarebbe davvero così importante e prioritario essere proattivo se si fosse il figlio di un tal dei tali, o l’amico di?

Cordialmente Antonio Troiano.

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