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Siria, tanto tuonò che piovve

Di Pierpaolo Piras 

Damasco. Non è stato sufficiente inviare una potente squadra navale verso le coste siriane. Poteva essere un valido deterrente verso il progresso dell’ultimo e clamoroso intervento militare siriano del 14 aprile. L’attacco non sembrava opportuno per via della nomina di ispettori internazionali incaricati di verificare de visu l’eventuale utilizzo di armi chimiche, ritenute al cloro.

I più maliziosi insinuano che si sia trattato di un metodo per impedire che venisse scoperta la scandalosa messinscena di un falso utilizzo dell’arma chimica, come i rari filmati pongono in evidenza.
Fatto è che USA, Inghilterra e Francia hanno lanciato una selva di circa duecento missili distruggendo impianti chimici ed altri, non precisati finora, della Siria la cui sovranità è quanto meno sospesa fin dalla “ribellione” dell’ aprile del 2011 scoppiata a seguito delle Primavere arabe” del 2010.

Missili ditetti verso la Siria.

Da allora Bashar Al Assad, ISIS, Turchia e movimenti filo-iraniani, hanno fatto da padroni in quella parte del mondo causando devastazioni e stragi inenarrabili e diversi milioni di fuggiaschi verso altri paesi.
Bisognava dare una lezione non solo ad Assad ma anche agli altri protagonisti come Russia ed Iran i quali da tempo mostrano troppo interesse verso il teatro bellico siriano che letteralmente galleggia su enormi giacimenti petroliferi.
L’attacco missilistico complica senz’altro le numerose problematiche in Siria, ma ne risolve anche tante altre.

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