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#Day1: Golden State Warriors (GSW)

30. Sono soltanto 30 i lunghissimi giorni che ci separano dall’inizio del campionato NBA, una di quelle stagioni a cui si presentano tantissime contendenti al titolo e tutte molto agguerrite.
3o sono anche le squadre NBA. Ogni giorno vi presenterò un roster differente partendo dalla costa ovest degli Stati Uniti e vi illustrerò le forze e le debolezze di ognuno di essi. Più in particolare, partirò dai vincitori delle NBA Finals 2015 e dal loro splendido cammino svolto durante la scorsa stagione: i Golden State Warriors alla guida di coach Steve Kerr. Se siete amanti delle cose impossibili, del movimento eccezionale del pallone e dei tiri da tre è questa la squadra che fa per voi.
Se non siete nuovi in termini cestistici, il nome Steve Kerr sicuramente non vi è nuovo. Se lo è, quando viene accostato al nome del leggendario Micheal Jeffrey Jordan, in quanto compagni di squadra in quei Chicago Bulls vincitori del titolo, sicuramente vi aiuterà a ricordare. Se ricordate il famoso tiro da tre punti della vittoria di Kerr su assist proprio di MJ grazie allo schema designato dall’allora allenatore dei Bulls: Phil Jackson , altro nome “abbastanza” conosciuto, saprete che non è un uomo troppo timido. L’anno scorso, il neo coach dei Golden State Warriors ha condotto una stagione pressoché perfetta portando la franchigia alla vittoria di ben 67 vittorie e soltanto 15 sconfitte sfiorando anche la conquista del titolo come “Miglior Coach”.
Andiamo ora alla presentazione dei giocatori chiave di questa squadra:

  • STEPHEN CURRY: Playmaker (PG), chiamato semplicemente “Steph” e facente tutt’ora parte degli “Splash Brothers” insieme al suo inseparabile compagno di squadra Klay Thompson. L’uomo con il fisico da ragazzino che tutti deridevano qualche anno fa cercando di capire come avrebbe potuto giocare in una lega di giganti, l’anno scorso si è portato a casa il titolo di MVP della stagione, è entrato a far parte del miglior quintetto e si è messo al dito l’anello. Potessero farla tutti una stagione cosi..  Se poi ci aggiungiamo il record di triple in una singola stagione abbattendo, e non di poco, il precedente record suo e quello di Ray Allen (non proprio il primo che passa ecco!), la sua stagione assume ancor più valore. Sonya-CurryIl numero 30 non è però riuscito nell’impresa di vincere anche l’MVP delle Finals limitato fin troppo durante quasi tutte le 6 gare da un indemoniato
    Matthew Dellavedova.  Chiamato quest’anno ad una conferma e a quella che si prospetta una tra le stagioni più agguerrite per la costa ovest. Kerr di tutta risposta gli ha affidato totalmente le chiavi della squadra nella speranza di riuscire ad ottenere il famoso Repeat.
    Se la vostra giornata è triste, mamma Sonya sarà felice di rallegrarla a tutti.. Perchè una MILF è per sempre!
  • KLAY THOMPSON: Guardia (G), l’abbiamo citato prima: il secondo dei due “Splash Brothers”.
    KlayQuello che, quando si trova “In The Zone”, per non farlo segnare è necessario abbatterlo con un carro armatoSi perchè, se non lo avete visto (credetemi è considerato peccato se non lo avete fatto!), vi consiglio la sua prestazione contro i Sacramento Kings.. 37! Non sono i punti totali, sono quelli quelli realizzati in un solo quarto, il terzo.  Se il video non vi fa venire i brividi lasciate perdere, il basket non è il vostro sport. Il numero 11 è uno tra i migliori tiratori in uscita dai blocchi attivi al momento su questo pianeta insieme al suo compagno di squadra tanto da far perdere la testa a qualsiasi difensore.
  • ANDRE IGOUDALA: Small Forward o Ala Piccola (SF), potrei usare milioni di aggettivi ma “quello che ha marcato e tenuto a bada LeBron James nelle Finals” penso renda l’idea più chiara. IggyUno tra i lavoratori più ammirevoli e difensori più versatili insieme a Kawhai Leonard. Se vi soffermate alle cifre di James alle Finals (quasi tripla doppia di media in 6 gare) non riuscirete a capire quale miracolo abbia compiuto il prodotto di Arizona State. Se avete visto le partite, sapete perchè il titolo di MVP delle Finals è stato vinto proprio dal fisicato con il numero 9 sulla schiena. Sempre presente, sempre attivo e disponibile anche ad uscire dalla panchina pur di riuscire a portare a casa il trofeo più ambito. Benvenuti a casa umiltà, presenta Andre.
  • DRAYMOND GREEN: Power Forward o Ala Grande (PF) se ce né una. Se reputate il basket uno sport con poco contatto, guardate la presenza fisica di questo signore qui, lo chiamano “il guerriero” per un motivo. Voce rude, sguardo cattivo, in campo aggressivo come pochi. Se cercate un lottatore, telefonate Green. Scelto nel secondo giro del draft del 2012, questo giocatore è cresciuto facendosi spazio lavorando sodo dentro e fuori dal campo, si è costruito un tiro da tre attendibile, triple doppie e ottime prestazioni difensive.. Un tutto fare. Usato da Kerr in ogni posizione e alle volte accettando anche miss match sfavorevoli difendeva ugualmente in maniera superba. Nelle Finals ha provato a marcare James nelle prime tre gare senza però ottenere grosso modo successo. Quando Kerr lo ha spostato a giocare da centro abbassando il quintetto i GSW hanno cambiato marcia e mentalità, consacrandosi poi campioni. Emblematiche le parole del suo coach in merito al minutaggio di Green: “gli chiedo sempre se è in grado di continuare a stare in campo o se fa fatica. Se mi dice di sì lo lascio dentro, se mi dice di no non lo cambio ugualmente. E’ fondamentale!”. Vi basta?
  • HARRISON BARNES: Small Forward o Ala Piccola (SF). Se esiste un giocatore che agisce nell’ombra come lui ed è così fondamentale, vi prego di indicarmelo. Io non sono stato in grado di trovarlo. Tiro sugli scarichi, penetrazioni, difesa su piccoli e semi lunghi lunghi, rimbalzi ed energia. Questo offre questo giocatore. Se vi sembra poco, rivedete la vostra idea di basket!
  • LA PANCHINA: Questo, è questo quello che ha concesso la vittoria del titolo lo scorso anno. Quei famosi punti dalla panchina che tanto tutti cercano, quei punti dalla panchina che Cleveland non è mai stata in grado di offrire a causa delle rotazione risicate all’osso per problemi di infortuni. Una panchina con uomini che meritano per lo meno di essere citati: Shaun Livingston (PG), Marreese Speights (PF), Festus Ezeli (C), Leandro Barbosa (G). Uomini che quando entravano erano anche disposti a vendere le loro stesse madri per questa maglia, una panchina lunga e sempre costante, una certezza in questi Warriors. Sarebbe da elencare nel dettaglio anche l’australiano Andrew Bogut (C), parte integrante del quintetto titolare, ma “per lo più è un eccezionale difensore e un buon rimbalzista”.

Il gruppo non è mutato è vero, il nucleo è sempre lo stesso. Se pensate che la regola “squadra che vince non si cambia” vada sempre rispettata, sbagliate, in NBA men che meno dove la quantità di denaro e giocatori che si muovono sono ingenti. I roster della costa ovest si sono rinforzati, ma i GSW hanno pensato bene di aggiungere un piccolo tassello allo staff, un consulente che risponde al nome di Steve Nash, si tratta probabilmente del miglior playmaker assist man (insieme a John Stockton e Jason Williams) che la storia del gioco abbia mai visto. Diciamolo, non un bruttissimo innesto, soprattutto se andrà ad avere una determinata influenza su Steph.
Basterà questo per riconfermarsi campioni NBA anche quest’anno?
Visione sconsigliata a persone dal cuore debole!

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