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#Day2: San Antonio Spurs

Secondo appuntamento di questo progetto di presentazione dei roster NBA. Oggi, chiamati a gran voce da tutti, vi presenterò i San Antonio Spurs (SAS), il rinnovatissimo ormai roster agli ordini della splendida mente di Gregg Popovich.
Inizio subito con una chicca fresca fresca, arrivata dal Media Day svoltosi ieri, un giorno intero in cui i giocatori delle varie squadre si concedono a foto di squadra, foto personali per il profilo e selfie abbastanza osceni. popSe conoscete il coach dei texani sapete la sua innata indole a rispondere sempre in maniera brillante (a monosillabi principalmente) alle varie interviste dei giornalisti a cui si concede, sia quando perde sia quando vince. Bene, ieri, durante una di queste interviste appunto una brillante mente ha deciso di porgli questa splendida domanda “riproporrai la barba anche quest’anno?”. Pop di tutta risposta lo ha guardato e gli ha risposto “Ovvio. Vuoi pormi una domanda intelligente sul basket ora?”.
Se conoscete Gregg Popovich e non lo amate, beh, la vostra vita fa principalmente schifo. Da 20 anni alla guida dei San Antonio Spurs, sono CINQUE i titoli che è riuscito a portare in bacheca al roster texano questo genio del basket. Sempre discreto, sempre attento agli equilibri creati dentro e fuori dal campo, una squadra formata più da stranieri che da americani, il che sembra davvero una barzelletta. Dal 2001 gestisce quelli che sono definiti “Big Three”, un trio composto da Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker. Dal 2001, questi 4 uomini, compreso Pop, incutono malessere nelle difese avversarie ed da 15 anni questa squadra lotta per un titolo. Quattro sono gli anelli che questo terzetto si è messo al dito insieme, l’ultimo nel 2013 contro i big three di Miami.. Vi assicuro che si può fare molto di peggio in questa vita.
Se siete sentimentali e amanti della “vecchia NBA” questo è il vostro anno. Non lo sa nessuno con certezza, neppure loro probabilmente, ma le operazioni di mercato la questa squadra ha compiuto quest’anno fanno effettivamente supporre che sarà l’ultimo anno di Manu, Tim e Gregg. Se avete visto questi SAS e ve ne siete innamorati, potete piangere, se li avete visti e non ve ne siete innamorati, il manicomio è il posto più adatto a voi. La fine di questo ciclo verrà accompagnato anche dal più che probabile ritiro di Paul Pierce, un altro che ha fatto la storia con la maglia dei Boston Celtics, e dal mistero legato alla scelta che prenderà il 24 gialloviola che risponde al nome di Kobe Bryant.
Una tra le squadre meno apprezate in NBA per la scarsa capacità di regalare spettacolo, che è quello a cui solitamente siamo abituati. Niente alley-oop particolari, niente schiacciate con la testa che oltrepassa il ferro, niente prendi e tira continui, nulla di tutto di questo! Un basket semplice, fatto di buone rotazione difensive, un buon movimento della palla e un eccezionale gestione della panchina in termini di minutaggio e fatica. Una squadra vera!
Entriamo ora nel vivo con la presentazione effettiva del roster:

  • TIM DUNCAN: Power Forward o Ala Grande (PF). Avete veramente bisogno che vi parli di Tim Duncan? Vi aspetatte davvero che vi dica qualcosa? A 39 anni ancora qui a spiegarla in post a tutto il mondo del basket. Prima scelta del draft 1997 sotto chiarissima indicazione di Gregg Popovich che la vedeva già molto più avanti degli altri fin giovane. Meccanica di tiro molto costruita ma con una resa che pochissimi riescono ad ottenere, un movimento del polso così morbido da farti rimanere ammaliato. Il timbro del caraibico (ebbene sì Tim Duncan è nato ai Caraibi) è l’ormai famosissima tabellata dalla media distanza che si chiude con due punti al tabellone 99 volte su 100. Una intelligenza cestistica fuori dal normale. Se lo avete visto sorridere, era o sotto effetti di qualche particolare sostanza oppure aveva appena vinto uno dei 5 titoli che vanta nel suo palmares personale. Mobilità di piedi in post da far mostrare a tutti i giovani lunghi.. Prendete appunti ragazzi, ne avrete bisogno. Potrei stare qui ad elencare le capacità di Timmy anche fino a domani, ma il roster quest’anno è davvero ampio ed è giusto presentarvelo tutto.
  • MANU GINOBILI: Guardia (G). La domanda che ho posto per Duncan vale pressoché anche per questo signore qui. Maradona è soprannominato “La Mano de Dios” per il famosissimo goal realizzato con la mano, Manu invece è chiamato allo stesso modo ma per le doti e la pulizia di tiro. manu-ginobili-et-sa-statue-à-buenos-airesSe non vi basta, a Buenos Aires, visto che Manu è argentino se non lo avevate capito, gli stata eretta una statua in suo onore.. Diciamo che a Chicago, fuori dallo United Center (il palazzetto per intenderci), ce né una di MJ. Non scherzo quando dico che in Argentina è venerato tanto quanto lo è Jordan negli Stati Uniti; un motivo evidentemente ci sarà. Un sesto uomo di estrema affidabilità, ottimo palleggio, un tiro affidabile, straordinaria visione di gioco e offre sempre assist spettacolari. Ha lottato più volte per il titolo di “Sixth Man of The Year“, il più delle volte con Jamal Crawford negli ultimi anni, riuscendolo a vincere soltanto nel 2007.
  • TONY PARKER: Playmaker (PG). La domanda viene riproposta per la terza volta, vedi sopra. Il fulcro dei famosi big three è proprio il francese, fresco fresco della medaglia di bronzo conquistata con la sua nazionale all’Eurobasket 2015 a Lille di cui vi ho già parlato nei precedenti articoli. Dal 2001 con la squadra texana, l’innesto “più recente”, se così si può dire, del famosissio terzetto. Una combo guard, una delle prime ad essere comparse sul parquet, il famoso play realizzatore: palleggio, punti nelle mani, assist e tante penetrazioni,vista l’estrema facilità con cui riesce ad allungarsi e tirare di sotto mano (tiro che ai comuni mortali è sconsigliato onde evitare di farsi un viaggio in ospedale), e la capacità di saper prendere fallo e tirare nonostante sia fuori equilibrio. L’unica vera pecca del play francese sono le scarse percentuali dalla lunga distanza, percentuali che sono andate via via migliorando con gli anni ma che ancora oggi non lo rendono affidabile dietro la linea da tre punti.
  • KAWHI LEONARD: Small Forward o Ala Piccola (SF). Il progetto segreto tenuto abbastanza nascosto da coach Popovich, che si è rivelato proprio durante le Finals 2013, quando viaggiando ad oltre 18 punti di media e mantenendo LeBron James a percentuali ben al di sotto di quelle a cui normalmente ci aveva abituato è riuscito ad aggiudicarsi il titolo di MVP delle Finals e ha condotto i San Antonio Spurs alla vittoria dell’anello. Non male per un allora ragazzo di 22 anni, ho visto di peggio in giro. Se vi piacciono le belle storie di vita, la sua e quella di Jimmy Butler sicuramente vi strapperà più di qualche lacrima. Ve ne faccio un breve cenno perchè merita, per il cuore e la voglia di questo ragazzo per lo meno: a 18 anni suo padre, proprietario di un autolavaggio a fu ucciso da un malvivente con una serie di colpi di pistola. Il figlio è giovane, la famiglia non è sicuramente tra le più benestanti, per lui è il momento di un bivio, lavorare sodo per trovare la sua strada o abbandonarsi e lasciarsi trasportare dagli avvenimenti. Il giovane decide che è il momento di cambiare, si allena, tutti i giorni a tutte le ore, le sue lunghe leve crescono e le sue mani aumentano di dimensioni. Il resto della storia la sapete già. Ha delle braccia lunghissime e delle mani enormi con riesce a strappare palloni agli avversari e stoppare, una straordinaria energia e un’ottima dote di scivolamento, questo è ciò che gli ha permesso di vincere il titolo di “Defensive Player of the Year” lo scorso anno. Un giocatore di cuore, che difficilmente fa le scelte sbagliate, nella vita e in campo. Piccolo anedotto su cui si è scherzato molto, se lui e Boban Marjanovic (centro di origini serbe preso dai San Antonio in estate) dovessero giocare a “batti batti le manine” potrebbe scaturirsi un terromoto. Il giocatore ex Swissilon infatti è dotato anch’esso di mani enormi!
  • LAMARCUS ALDRIDGE: Power Forward o Ala Grande (PF). Eccolo qui, il pezzo pregiato della Free Agency di quest’anno se l’è aggiudicato proprio la squadra texana. Un acquisto che si prospetta come il “post Duncan”, il tipico nuovo 4: un giocatore in grado di saper mettere palla per terra, alto e grosso, un tiro affidabile dal mid range e un tiro da costruire dalla lunga distanza. Se lo avete visto giocare, sapete che è un giocatore che sposta gli equilibri e non di poco, giocatore dagli eccezionali movimenti in post e in grado di tirare sopra la testa di chiunque. Giocatore che assicura costanza, doppie doppie ed energia. Il giocatore che serviva a San Antonio. 20 milioni, sono i soldi che questo giocatore percepirà quest’anno, tutto sommato per l’NBA un contratto discreto ma non sicuramente così oneroso. Si attende ovviamente il prossimo anno, in cui il salary cap verrà alzato per capire se chiederà un aumento. Nel frattempo, i SAS portano via il pezzo più pregiato insieme a Lillard agli ormai ignudi Portland Trail Blazers.
  • DAVID WEST: Power Forward o Ala Grande (PF). Direttamente dagli Indiana Pacers, West va a completare il reparto lunghi insieme al già citato Marjanovic e al sempre presente Boris Diaw. Giocatore totalmente diverso da Aldridge, molto più fisico in grado ugualmente di giocare sia in post che più esterno dotato di una discreta mano. West si è accontentato di un umilissimo contratto al minimo salariale pur di riuscire a mettersi al dito quel tanto agognato anello. Un pezzo comunque importante all’interno della scacchiera di coach Pop.
  • LA PANCHINA e DANNY GREEN: Potrei dilungarmi ancora molto ma il concetto è chiaro, i SAS fanno molta, moltissima paura quest’anno. Green andrà a completare il quintetto nel ruolo di guardia mentre dalla panchina usciranno i soliti Patty Mills e Matt Bonner con l’aggiunta negli ultimi giorni di un pizzico di ignoranza in più targata Jimmer Fredette.

Le squadre che popolano la west coast sono tante e molto forte, si sono tutte rinforzate come già sottolineato. I San Antonio Spurs sono proprio una delle squadre insieme ai Los Angeles Clippers, di cui vi parlerò domani, che si sono mosse maggiormente sul mercato per far testa ai GSW. La vera domanda è questa: Pop riuscirà ad inserire assemblare i nuovi elementi in una gerarchia delineata così meticolosamente?
L’aiuto di Ettore Messina suo vice non mancherà sicuramente e dal mio punto vista, una tra le candidate sicuramente più papabili per il titolo finale. Questo però lo sapremo solo a giugno dell’anno prossimo.

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