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L’intelligente è quello che passa sempre i guai

Dicono che per scrivere un buon libro giallo, si debba partire a concepirlo dalla fine e andare a ritroso nella storia. Mettendoci magari una storia d’amore. Un valido sospetto. Un intrigo economico/sentimentale. Un insospettabile. Qualche colpo di scena e alcuni paesaggi ben descritti. Capita poi che l’assassino non sia né il sospetto, né l’insospettabile. Ma quello di mezzo. Quello né bello, né brutto. Né ricco, né povero. Né appariscente. Né anonimo.

Quello intelligente, insomma.

Già. L’intelligente.

La Gialappa’s Band ne faceva uno sketch ai tempi di mai dire gol.

L’intelligente è quello che passa sempre i guai. Vuoi perché capisce troppo. Vuoi perché si innamora con cognizione di causa. Vuoi perché a forza di ponderare, finisce per sbagliare.

Sia a casa, che in auto, che al lavoro, pensa. Pensa e pensa ancora. Come in una partita a scacchi il giocatore immagina la mossa dell’avversario e si muove di conseguenza, così il nostro povero soggetto scrive sceneggiature mentali e riprende gli eventi da diverse angolazioni.

L’avversario nei pensieri è l’amata, il capo, l’amico, la famiglia, il meccanico, il vicino.

Immagina le loro domande. Fantastica sulle risposte. Si inorgoglisce dei risultati. In quell’attimo sorride perfino, e dal di fuori può sembrare uno stupido che ha capito in ritardo una barzelletta.

bimbo intelligentePoi però il confronto con l’avversario reale ce l’ha per davvero. E non va mai come si era prefissato. L’intelligente non trova parcheggio. Il meccanico lo sconto non glielo fa. L’amico non capisce quella determinata battuta e non solo l’amata non lo bacia, ma in sottofondo non c’è neanche la musica che aveva sentito mentalmente.

Lo stupido/incosciente bacia tutte senza distinzione. Dal meccanico non ci va perché l’auto non si rompe. Della coppia di amici è quello che la battuta non la capisce. Arriva in un parcheggio quasi sempre quando qualcuno se ne va. E soprattutto della musica non gliene frega niente. Tanto fischietta sempre il solito motivetto.

L’intelligente di solito è brutto. Ma non schifosamente brutto. È di un brutto peggiore. Uno di quelli che passa quasi inosservato. Uno bello lo noti, lo invidi. Lo critichi perfino.

Un obbrobrio umano lo eviti, o provi compassione.

L’intelligente invece è come una di quelle vetrate di ristorante senza bollini rossi. Ti accorgi che ci sono solo quando ci sbatti violentemente dentro. Poche volte intelligenza e bellezza coincidono. E allora son guai. Perché quando un paio di tette hanno una donna è ben diverso da: quella donna ha un paio di tette. Su questo caso ci sarebbe da disquisire alquanto, ma, se potete, andate a cercarvi su internet Natascha Lusenti e capirete cosa intendo.

L’intelligente compra Gomez al fantacalcio. L’intelligente è ottimista finchè non giunge il pessimismo. L’intelligente spesso è ricco. O alcolizzato. O ricco e alcolizzato. Oppure se è povero, preferisce risparmiare sui vestiti per una pizza in più in compagnia.

L’intelligente è colui che saprebbe terminare questo pezzo in modo decente.

La cosa positiva dell’intelligente è che riesce sempre a scovare l’assassino però.

La risposta alla domanda precedente è: il rapper americano 50CENT.

Chi ha sempre un piano per tutto?

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