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Il primo, in primis.

Rispondi ad un annuncio di collaborazione.
Vieni contattato.
Millemila mail(che leggi male perché la connessione decide al posto tuo) per i piccoli dettagli.
E poi finalmente puoi scrivere il tuo primo pezzo.
Anche se non sai esattamente di cosa parlare. L’unica cosa che sai è che ti devi lamentare.
Ti lamenti perché, parlando di inizi, a scuola eri il primo, in ordine alfabetico. E in ordine di potenzialità. Ma non in ordine di rendimento. Puntualmente beccavi il docente che: “..cominciamo ad interrogare dalla lettera A..”.
E lì giù con le imprecazioni e le giustificazioni.
Le giustificazioni per il professore, e le imprecazioni nei confronti dell’albero genealogico. Potevi chiamarti Zorro?!! Oppure Viesti?!! Ma sarebbe andato bene anche Marconi!
E quante volte becchi l’oroscopo in tv o in radio? E il tuo segno ovviamente è già stato citato?
“Perché sono nato ad Aprile?” ” Perché sono primo?”
“Chissà di Ariete cosa dicevano..Potevo essere Pesci..!” oppure : “che fortunati sono i Leone, possono beccare l’oroscopo facendo zapping e avere buone probabilità di sentire il loro segno. Possono ascoltarlo un attimo prima di scendere dall’auto e soprattutto non devono aspettare tutti i segni per sentire il loro.”
E lì giù maledizioni a chi ha deciso che i segni zodiacali, essendo dodici, partissero da Aprile e non da Gennaio. Giù esecrazioni alle gallerie che fanno andar via il segnale radio.
E quanti “porcocane” avrà detto Adamo nell’accorgesi, suo malgrado, di non aver nessuno che gli dicesse che con le ortiche meglio non farle certe cose e che era meglio usare una foglia di fico? O un amico maschio col quale parlare di fuorigioco, di cilindrate di auto, di birra al doppio malto e di avventure femminocentriche?
E poi quanti mugugni nell’accorgersi che non esisteva ancora né il porco, né il cane!
E per restare in tema biblico, sei primo da una vita. Lo sei nato. Ormai primeggi nella sfiga ma anche nella fortuna. E cosa accade? Cosa senti?
“Gli ultimi saranno i primi.”
E noi primi? Ci dobbiamo accontentare di un solo denaro, pur avendo patito di più?
« Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi »   (Matteo 20,1-16)
Bene, il primo pezzo è andato. Sarà un successo e sarà il preludio di altri successi.
Come disse Valeria Rossi quando “sfornò”  TRE PAROLE.

Cosa nasce da un orso bianco e un grizzly? La risposta nel prossimo post.

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