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Box office: Lo Hobbit – La desolazione di Smaug

Guida alla classifica dei maggiori incassi al botteghino: Lo Hobbit – La desolazione di Smaug. 1° week end 13 dic.

Thorin Scudodiquercia giunge al villaggio di Brea per indagare sulla scomparsa di suo padre Thráin. Nella locanda nota come Il Puledro Impennato, Thorin viene avvicinato dallo stregone Gandalf il Grigio. Gandalf tenta di convincere Thorin a liberare l’antico reame di Erebor dal malvagio drago Smaug, come aveva precedentemente proposto a Thrain (prima della scomparsa di quest’ultimo). Dopo aver scoperto l’esistenza di una taglia sulla sua testa, Thorin decide di convocare i suoi parenti nani per liberare Erebor. Tuttavia, Gandalf suggerisce di arruolare anche uno Hobbit per fare da “scassinatore”: quello hobbit sarà Bilbo Baggins.

12 mesi dopo (subito dopo gli eventi del primo film), Bilbo, accompagnato da Gandalf e dalla compagnia di 13 nani guidata da Thorin, sta ancora cercando di sfuggire al gruppo di orchi capitanati da Azog. Essendo molto vicini dall’essere scoperti, Gandalf suggerisce alla compagnia di rifugiarsi dal muta-pelle Beorn, che vive in una casa al confine delle Terre Selvagge. Sebbene la casa di Beorn sia un luogo sicuro, Beorn stesso, soprattutto in forma d’orso, risulta pericoloso ed imprevedibile. Infatti, egli decide di inseguire la compagnia, la quale riesce miracolosamente a barricarsi nella sua casa. Nel frattempo, il pericoloso orco Bolg raggiunge il gruppo di orchi capitanati da Azog: quest’ultimo è richiesto dal suo padrone a Dol Guldur. Beorn, tornato in forma umana, decide di aiutare la compagnia a fuggire da Azog, donando a ciascuno di loro un cavallo: Infatti, sebbene il muta-pelle non provi simpatia per i nani, odia maggiormente gli orchi.

Il gruppo raggiunge il limitare di Bosco Atro, rispedendo i cavalli a Beorn. In quel momento, Gandalf viene contattato da Galadriel, la quale lo esorta ad indagare immediatamente sul “Negromante” di Dol Guldur. Pertanto, Gandalf decide di abbandonare la compagnia, con l’intento di raggiungerla sulla soglia della Montagna Solitaria. Prima di partire, Gandalf intima al gruppo di non lasciare mai il sentiero nella foresta, o sarà la fine. Quindi, ormai divisi dallo stregone, Bilbo e i 13 nani si avventurano nella foresta. Ma Bosco Atro è malato, corrotto dal male di Dol Guldur: infatti, esso comincia a confondere Bilbo e i nani, allontanandoli dal sentiero. Improvvisamente, la compagnia è attaccata ed imprigionata da un gruppo di ragni giganti. Solo Bilbo riesce a liberarsi dalle ragnatele, uccidendo alcuni ragni per mezzo della sua lama elfica, che decide di chiamare Pungolo. Tuttavia, per nascondersi ai ragni, Bilbo si serve anche dell’Unico Anello: In questa occasione lo hobbit si rende conto del suo nefasto potere, un potere che inizia a consumarlo. Quando la compagnia sembra ormai spacciata, i ragni vengono sterminati da una squadra di elfi silvani, guidata da Legolas, principe di Bosco Atro, e dall’elfa Tauriel. Questi catturano i nani e li portano presso il loro Reame Boscoso. Bilbo (sfuggito alla cattura grazie all’anello) riesce ad intrufolarsi anch’egli nel regno di Thranduil. Quest’ultimo offre il suo aiuto a Thorin, in cambio di alcune gemme presenti nella montagna, ma il nano rifiuta bruscamente. Pertanto, i nani vengono imprigionati nelle segrete del Reame Boscoso.

Nel frattempo, a Dol Guldur, il Negromante sostiene di avere un incarico per Azog (che non è un cacciatore, bensì un comandante di legioni); non potendo allontanarsi dalla fortezza, Azog arruola il fido Bolg: quest’ultimo dovrà dare la caccia a Thorin e ai suoi compagni. Durante la prigionia, il nano Kìli inizia a simpatizzare con Tauriel, in quanto entrambi condividono la voglia di spensieratezza e l’impulsività. In quel momento, Bilbo, sottratte le chiavi delle celle, riesce a liberare tutti i nani dalla prigionia degli elfi. Tutta la compagnia decide di fuggire per mezzo di alcuni barili che, dalle cantine reali, scendono per il fiume. Sfortunatamente, Bolg e i suoi attaccano la fortezza degli elfi. Mentre Legolas e Tauriel combattono contro gli orchi, riuscendo a catturarne uno, Bilbo e i nani (nei barili) percorrono il fiume. Davanti agli occhi di Tauriel, Kilì viene colpito da una freccia avvelenata, scagliata da Bolg. Dopo un lungo inseguimento, la compagnia riesce ad abbandonare il Reame Boscoso e ad uscire dai barili.

Mentre è intento a riposarsi, il gruppo viene scovato da Bard, un contrabbandiere di Pontelagolungo. Questo, in cambio di un cospicuo pagamento in oro, decide di scortare Bilbo e i nani nella propria città. Nel frattempo, Gandalf, dopo aver convocato Radagast il Bruno, giunge nelle tombe dei Nove Nazgûl, ma queste ormai sono vuote: essi sono stati realmente convocati a Dol Guldur. Non avendo altra scelta, Gandalf decide di non tornare da Thorin, preferendo recarsi personalmente a Dol Guldur. Intanto, Bard accompagna la compagnia ad Esgaroth. Questa città è schiacciata da un Governatore crudele ed egocentrico, il quale odia particolarmente Bard, in quanto lo ritiene il responsabile del malcontento cittadino nei suoi confronti. A Pontelagolungo, la compagnia scopre che Bard è il discendente di Girion (il signore di Dale ai tempi dell’attacco di Smaug). Si dice che Girion tentò di colpire il drago con l’unica cosa che potesse scalfirlo, ovvero alcune freccie nere. Queste freccie non ferirono il drago, ma riuscirono a rimuovere un piccolo pezzo della sua corazza, rendendolo vulnerabile. Ora, la grande balestra di Girion è posta su un campanile di Pontelagolungo. Improvvisamente, i nani vengono catturati e scortati dal Governatore. Thorin, per convincere il Governatore a liberarli, promette al popolo grandi ricchezze, nel caso uccidessero il drago. Bard capisce che quel Thorin non è altri che il famoso Thorin Scudodiquercia e si ricorda di una vecchia profezia: se i nani di Erebor reclameranno la loro patria, il fuoco del drago si abbatterà sulla città del lago. Il Governatore ignora le tesi di Bard e decide di appoggiare Thorin, fornendogli i mezzi per raggiungere la montagna.

Nel mentre, Thranduil interroga l’orco catturato, il quale afferma il ritorno dell’Oscuro Signore. Thranduil, irrequieto, uccide l’orco e decide di isolare il regno degli elfi per evitare problemi. Tauriel, temendo per la sorte di Kìli, disubbidisce agli ordini di Thranduil. L’elfa abbandona il Reame Boscoso in compagnia di Legolas, innamorato di lei (e geloso di Kìli). Giunto a Dol Guldur, Gandalf invia Radagast ad informare Galadriel dell’imminente scontro con il Negromante e, in seguito, si avventura nella fortezza. Qui Gandalf ha nuove e sconvolgenti scoperte: la fortezza non è mai stata abbandonata, in quanto su di essa grava un potente incantesimo, che nasconde alla vista le migliaia di orchi radunati dal Negromante. Gandalf, sciolto l’incantesimo e seminato Azog, si scontra direttamente con il Negromante, il quale si rivela in tutta la sua potenza: egli, come sospettava Gandalf, è proprio Sauron, l’oscuro signore di Mordor. La forza di Gandalf è nulla in confronto a quella di Sauron, che sconfigge lo stregone con facilità, distruggendogli il bastone. Gandalf viene imprigionato a Dol Guldur, mentre l’esercito di Sauron, comandato da Azog, si prepara alla guerra.

Mentre Kìli (gravemente malato a causa della freccia avvelenata di Bolg), Fìli, Oin e Bofur rimangono a Pontelagolungo (per vegliare su Kìli), Bilbo, Thorin e gli altri nani giungono alla porta segreta sulla montagna proprio nel Dì di Durin, unico momento in cui la porta segreta può essere aperta. Quindi, grazie alla chiave donata da Thráin a Gandalf, i nani entrano nella montagna. Thorin incarica Bilbo di trovare un tesoro in particolare, ovvero l’Arkengemma. Preparatosi, Bilbo si avventura nella sala del tesoro di Erebor, ma viene scoperto dal drago Smaug. Bilbo tenta di utilizzare l’anello, ma la volontà persuasiva di Smaug glielo impedisce. Pertanto lo hobbit è costretto a colloquiare brevemente col drago, lodando la sua grandezza. Smaug è compiaciuto dai modi garbati di Bilbo, ma non per questo decide di risparmiargli la vita. Avvertendo l’ira del drago, Thorin e i nani decidono di accorrere in aiuto di Bilbo, il quale ha trovato l’Arkengemma, ma non è chiaro se l’abbia presa o meno. Anche a Pontelagolungo si avverte l’ira del drago nella montagna, pertanto Bard recupera una delle frecce nere appartenenti al suo antenato e si dirige verso la balestra, con l’intento di eliminare Smaug. Sfortunatamente, Bard viene stordito ed incarcerato dal Governatore e dal suo viscido servo Alfrid. Bolg e i suoi orchi giungono ad Esgaroth per eliminare i nani, ma vengono intercettati e uccisi da Legolas e Tauriel, intervenuti sul luogo. Mentre Tauriel riesce a curare Kìli per mezzo di un erba chiamata “Foglia di Re”, Legolas combatte contro Bolg che, dopo un breve scontro, si da alla fuga inseguito dall’elfo. Ad Erebor, Bilbo e i nani tentano di distrarre Smaug, ma, risultando impotenti, decidono di ricorrere ad una trappola, ovvero attivare le vecchie fornaci per far sommergere il drago da una enorme quantità di oro liquido e bollente. Il piano riesce, ma nemmeno questo sembra fermare Smaug. Anzi, la situazione peggiora. Infatti, poiché Bilbo si era definito il “Cavalcabarili” durante il loro precedente colloquio, Smaug comprende che lo hobbit e i nani vengano da Pontalagolungo. Pertanto, il mostro decide di vendicarsi sulla popolazione del lago. Bilbo tenta inutilmente di persuadere il drago a non uccidere degli innocenti, ma ormai non può più nulla: Smaug è in volo verso la città.

fonte: wikipedia

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