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Ritorna Özpetek… Allacciate le cinture!

Magnifica Presenza, ultima opera di Ferzan Özpetek, mi aveva un po’ deluso inscenando un cambiamento che non mi andava di accettare. Nel corso degli anni, scanditi dalle sue opere, il regista turco mi aveva abituato a una continuità tematica ed emozionale che viene interrotta con la messa-in-scena di Magnifica Presenza. Forse è per questo che l’attesa di un nuovo film stava diventando irritante.
Ma poi arriva e il titolo, più che descrittivo del film, è un chiaro suggerimento: “Allacciate le cinture…(son tornato!)”.

Ed è proprio vero: è tornato!

L’Özpetek che mi aspettavo, il manipolatore di scene/emozioni, il romanziere a cui sono affezionato fa ritorno con tutti i fantasmi (tematiche) che da sempre gravitano nei suoi film. Talvolta la macchina da presa sceglie di raccontarne uno, altre volte l’altro, ma da sempre tali fantasmi convivono in Özpetek.

Stavolta la messa-in-scena è focalizzata sul fantasma-malattia, sul cancro, sulla cura, sulla desolazione e lacerazione di un percorso in cui non è concesso libero arbitrio. Ma gli altri fantasmi spalleggiano parecchio per farsi notare:

c’è l’amore, quello passionale, viscerale, quello che si odia;

c’è l’omosessualità, con un pizzico in meno di omofobia, un po’ come se Mine Vaganti, con i suoi outing, avesse aperto un nuovo punto di vista;

c’è il cambiamento, incarnato dalla cara zia Viviana/Dora;

c’è il cibo e la classica scena intorno ad un tavolo;

c’è il ricordo, in un gioco di occultamento e disvelamento che primeggia nel film;

c’è il soffermarsi sui dettagli così apparentemente incoerenti;

e ci sono tutti, proprio tutti gli altri fantasmi dell’immaginario Özpetekiano…

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Il film da una fase iniziale ambientata nel 2000 fa un brusco salto di tredici anni lasciandoti scosso nel non conoscere l’evoluzione della vicenda. Ma poi, quando meno te lo aspetti, c’è un altrettanto brusco salto indietro che ti permette di capire, di ricostruire e di sorridere proprio nell’attimo in cui credevi che non lo avresti fatto. Che bella manipolazione di emozioni! Il brusco salto, che in realtà è lo stesso sia verso il futuro sia verso il passato, è permesso da un incontro/scontro proprio di passato e futuro, d’incoscienza e di troppa coscienza.

Assenza troppo dura da non notare è quella dell’attrice turca Serra Yılmaz, altro adorato fantasma onnipresente nei racconti di Özpetek.

Eccezionali alcuni movimenti di macchina, eccezionali alcune riprese, straordinaria Kasia Smutniak, brava Luisa Ranieri e un complimento anche a Elena Sofia Ricci che con Özpetek si spoglia di quelle maschere (spesso banali) da fiction televisive e ritrova una dimensione che permette allo spettatore di apprezzarne la bravura.

Raccontarvi la trama sarebbe stato banalizzarla con le parole…allacciate le cinture e andate al cinema a viverla!

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