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Di Francesco: “Complimenti a Gattuso. Non dobbiamo mollare né Champions né campionato, mi interessa il bene della Roma non i singoli”

Di Francesco

Alla viglia di Roma-Milan il tecnico Eusebio Di Francesco ha parlato nella consueta conferenza stampa pre-gara: “I periodi sono sempre delicati, poi dipende dai punti di vista, restano sempre meno partite quindi i margini di errore vanno limitati. Siamo in un momento importante della stagione. Gattuso è riuscito a sfruttare al meglio le qualità della sua squadra. Credo che il 4-3-3 esalti bene i giocatori del Milan. Faccio i miei complimenti a Rino. Come procedono gli allenamenti di Schick? Ieri si sono allenati tutti e sono tutti pronti. Le mie scelte le farò in serata ma Schick potrebbe scende in campo dall’inizio. A prescindere dai senatori capita a tutti di giocare con le turnazioni, ho sempre fatto così”.

Cosa ci siamo detti a caldo con i miei uomini al termine della partita di Champions? Io il giorno dopo non ho parlato con la squadra ,volevo esaminare le cose a freddo, ho parlato ieri con tutti. Ho detto loro che abbiamo la possibilità di passare il turno in Champions e ho chiarito il fatto che possiamo avere continuità in campionato. Se ci sono cose private, rimangono tali. Nainggolan e il suo ruolo ideale? Prima mi avete detto di metterlo trequartista e ora mi chiedete cosa ne penso. Lui deve ritrovare determinate cose, inclusa la forza che possiede, io avrei voluto che facesse 10 gol in qualità di trequartista perché io voglio il bene della Roma. Alleno la Roma non i senatori o i singoli. L’aspetto mentale fa la differenza, a prescindere dal 4-3-3 o dal 4-2-3-1, mi interessano le prestazioni e lui deve ritrovarsi.

Cosa manca alla Roma attuale a quella di Cafu (del 2001)? Erano altri tempi comunque ribadisco che a essere importante è la mentalità. A quei tempi si era costruito un grande gruppo , c’era una coesione totale ma non si possono paragonare due mondi e due generazioni totalmente diverse. Magari loro condividevano più una mangiata fuori che una partita alla play, ma tutto questo è relativo. Se vedo ancora possibile il 4-3-3? Le caratteristiche dei giocatori quando fai un modulo di gioco sono alla base, questa squadra può averne due di sistemi di giochi, va interpretata la gara in base ai momenti anche perché parliamo di un 4-3-3 dinamico. La ricerca di quello che abbiamo preparato, quando viene meno,mi fa arrabbiare. Io alleno in una determinata maniera e io mi auguro che il tempo possa farci migliorare dall’aspetto di vista psicologico.

“Se Schick e Defrel posso giocare con o al posto di Dzeko? Sì. Defel può giocare sia con che al posto di Dzeko. Mi chiedete spesso di Schick quando si perde, lui, come Dzeko è un giocatore importante. Defrel è più un jolly dell’attacco rispetto a loro due che hanno dei ruoli più definiti. Può giocare sia davanti che dietro alla punta. Io non ho sentito le dichiarazioni di Pallotta perché non ascolto le radio, è una mia scelta, relativa al mio bisogno di equilibrio quindi non conosco l’argomento del quale si parla. Allenare una grande squadra non è mai facile. Ero consapevole di trovare questo tipo di ambiente, di gioie e di difficoltà, quello che non mi piace in generale è quando si tirano delle somme in maniera prematura”.

“Il fatto che si siano intervallati tanti allenatori vuol dire che qualcosa non ha funzionato a livello di gestione, inutile nascondersi. Io vi assicuro che sono sempre me stesso e cerco di essere coerente sia dentro che al di fuori dello spogliatoio. Il fatto che Radja abbia avuto qualche problemino a un polpaccio è cosa nota, la sua ultima gara a livello di numeri risulta una delle migliori a livello fisico. Un po’ tutta la squadra è in crescita, poi a livello tecnico-tattico è un altro discorso. Cercando di stimolarmi quotidianamente, l’attenzione è alla base per avere maggiore continuità. Volevamo tutti portare a casa u risultato positivo, sappiamo fare tesoro però di queste situazioni per reagire sia in Champions che in campionato e l’unica cosa che si può fare per migliorare è allenare e allenare“.

Perché ho mandato El Shaarawy in tribuna? Ho preferito Cenzig che ha fatto gol, non conta il pedigree o quello che ha fatto un giocatore in carriera, per me  è più importante la condizione psicofisica. Ho scelto così perché non ho visto Stephan al meglio. Gerson è un altro jolly e Schick ha la capacità di cambiare la gara anche entrando gli ultimi 15 minuti. El Shaarawy sa che deve ritrovarsi, ho preso una scelta che mi è dispiaciuta, è antipatico mandare i calciatori in tribuna ma se l’ho fatta è perché ho valutato la sua condizione a livello fisico e mentale”.

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Written by Veronica Sgaramella

Nata a Roma nel Luglio 1990, laureata in Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione presso La Sapienza. Coordinatrice Yepper Magazine, precedentemente redattrice per Vocegiallorossa, ora collaboratrice nella redazione di 1927 On Air - la storia continua , in onda su Centro Suono Sport. SocialMente attiva, amo leggere, viaggiare e immortalare attimi.

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