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I Black Bloc si potevano fermare, confessioni di un agente

Sono passati un po’ di giorni e già ieri la manifestazione “Giù le mani da Milano” ha iniziato a ripulire le vie del capoluogo lombardo dai resti degli scontri di Venerdì primo maggio.
Le polemiche però non sono finite.
In un’intervista rilasciata a QN un Agente di Polizia, esperto di ordine pubblico, con 20 anni di servizio alle spalle, racconta che “a un certo punto li avevamo chiusi in una piazza. In quel momento i black bloc si potevano bloccare, se ne potevano fermare parecchi. Invece..”
L’agente sostiene che l’ordine di non intervenire sia venuto da un funzionario presente dalle parti di Porta Ticinese. Secondo l’agente sarebbe bastato spostare degli uomini dal presidio verso la Scala per accerchiare i teppisti e fermarli. In quel momento i danni ad auto e vetrine erano già stati arrecati, quindi si potevano arrestare in flagranza.
Inoltre specifica che “già dalla vigilia si sapeva che l’orientamento era di evitare il contatto a tutti i costi. E così è stato.”
Le lamentele si estendono sia alla mancanza di uomini, che ai funzionari che “i gradi sembrano averli vinti con i punti delle merendine, ordinando agli agenti di non intervenire per fermare i Black Bloc.”
Si dispiace per i cittadini di Milano che hanno subito danni e hanno chiesto loro spiegazioni, per il collega colpito da una molotov che ha preso fuoco nonostante l’equipaggiamento “ignifugo” e per il collega che ha un piede fratturato a causa di un sampietrino.
L’opinione dell’agente di Polizia è quella che i Black Bloc volessero vendicare Genova, che fossero preparati anche a fuggire nel momento giusto. Lo dimostra il fatto che “si sono creati una cortina di fumo che impediva la vista e, dentro, si sono cambiati. Hanno lasciato tutto a terra e si sono mischiati al corteo. Ci si poteva organizzare meglio e ne avremmo fermati molti di più. Forse ci volevano più agenti, meno prudenza. Potevamo prenderli”.
A rincarare la dose ci pensa il capo del sindacato autonomo di Polizia (SAP), Gianni Tonelli, che dopo aver sentito altri colleghi riferisce a Il Giornale, che “nonostante si siano trovati in condizione eccellente per potere arrestare un numero cospicuo di persone, un centinaio, è stato loro impedito”.  Ancora, “Noi volevamo arrestarli, ma secondo la Realpolitik del governo tutto ciò avrebbe significato esporsi al rischio di sclerotizzare le tensioni per sei mesi. Questo è un modo di affrontare la situazione da pagliacci: non si tratta di repressione ma di applicazione della legge”.

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