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Non chiamatelo progetto! Tutti (nessuno escluso) sul banco degli imputati!

Il 2015 si è chiuso nel peggiore dei modi. Un’altra, brutta, sconfitta in quel di Trapani pare infatti aver scritto i titoli di coda al “progetto Nicola”, ormai prossimo all’esonero. Il tecnico piemontese paga, più che i risultati, prestazioni non all’altezza delle enormi, e lecite, aspettative della piazza.
NUMERI- Trentacinque punti nel solo girone d’andata sono tanta roba in un campionato da sempre equilibrato, come quello di B. Il problema è che, al pronosticabile campionato a sè della corazzata Cagliari, si è aggiunto l’exploit del Crotone, che ha allungato la classifica e sconquassato i piani di chi continua a far fatica a trovare continuità. Capita così che ti ritrovi con un ritardo considerevole di dieci punti dalla promozione diretta, in piena bagarre per un posto playoff. Non il massimo delle ambizioni per chi avrebbe un organico per puntare ai primi due posti, ma non scordiamoci che siamo solo al giro di boa, con metà campionato da giocare.
NICOLA COLPEVOLE COME TUTTA LA SQUADRA- Il Bari stenta a decollare e il principale imputato, come da copione, è il tecnico. Non ho il prosciutto davanti agli occhi e non ci vorrebbe un mago per comprendere come anche Nicola abbia le proprie responsabilità. Perseveranza nel vedere Contini titolare, gli attaccanti che stentano in fase offensiva, poche prestazioni brillanti e defaillance difensive da far rabbrividire, senza scordare lo scarso ricorso al 4-2-3-1 atteso anche in quel di Trapani. Potremmo stare a discutere per ore delle scelte tecnico-tattiche di Nicola. Ma non scordiamoci che una squadra è fatta di 25 elementi, uno staff tecnico, un presidente e un direttore sportivo. Potremmo quindi parlare più correttamente di co-responsabilità.
GIOCATORI SENZA MOTIVAZIONI- Vedere possibili leader passeggiare in campo fa rabbia. Quella stessa rabbia che deve essere pane quotidiano per una squadra che abbia voglia di raggiungere il traguardo finale in testa. Quella rabbia che invece manca clamorosamente in quel di Bari. Il signor Sansone, “positivo” solo oggi (dopo 21 giornate), con quale spirito ha raggiunto Bari? Il signor Porcari ha esaurito tutte le sue motivazioni con la favola Carpi della passata stagione? Il signor Sabelli voleva restare in estate o è già con la testa in Serie A? Gemiti ha ancora voglia di giocare al pallone?
QUESTIONE DIRETTORE SPORTIVO- Zamfir e Ippedico, o Ippedico o Zamfir? La squadra costruita in estate è di tutto rispetto, sia chiaro. Ma la carenza di risultati ha riportato a galla un interrogativo che non vede via d’uscita con una spiegazione chiara ed esaustiva. Chi è il direttore sportivo? E qual è il suo ruolo? Questi signori fanno, o meglio dovrebbero fare, da collante tra tecnico e collettivo e, se fosse utile, anche alzare la voce nei momenti (troppi) bui della squadra. Possibile che dopo un risultato negativo si senta solo ed esclusivamente “l’ira del presidente”? Questa squadra necessità di una figura carismatica, pronta a prendere la situazione in mano, non di un’anarchia dirigenziale, che fa solo del male all’ambiente.
ESONERO DECISO DAL 6 NOVEMBRE- Che tra Paparesta e Nicola non corresse buon sangue lo si era intuito già da tempo. Precisamente dal 6 novembre, quando, al termine del match vinto contro la Salernitana, il presidente cogliendo di sorpresa tutti, si dichiarò preoccupato per la successiva trasferta di Cesena. Dichiarazioni in controtendenza rispetto all’ostinata, a volte cieca, difesa dell’allenatore dopo le pesanti sconfitte contro Crotone e Ternana, a dispetto anche di una classifica tutt’altro che deludente. I successivi risultati positivi hanno solo rimandato una scelta che pareva ormai scontata. Facile comprendere come, per ragioni societarie, il Bari non possa più aspettare tempo per raggiungere la promozione, ma la sensazione predominante è che la fretta presidenziale stia solo creando ulteriori pasticci con l’allontanamento, ampiamente premeditato, di Nicola e il conseguente “ambiente invivibile” da tempo. Un uomo solo al comando, il presidente appunto, che è un tuttofare e che, invece, avrebbe il tremendo bisogno di circondarsi di persone competenti cui affidare la gestione sportiva.
NON CHIAMATELI PROGETTI- Un progetto presuppone perseveranza e, soprattutto, tanta pazienza. Ma Bari non ha pazienza. Non può aver pazienza. Quindi, smettiamo di chiamarlo “progetto”. Bari non può essere piazza da “progetto”. Bari necessita di garanzie e ha già dimostrato di non poter aspettare.  Ha già dimenticato gli otto risultati utili consecutivi ed è già disperata per un margine dalle prime, sì preoccupante, ma tutt’altro che incolmabile. Bari viaggia come un Eurostar e non ti sa aspettare. Basta con questo progetto.
CAPITOLO SUCCESSORE DI NICOLA- Iachini, Guidolin, Zavettieri, Urbano, Camplone, De Canio. Il toto-allenatore già impazza e propone nuovi tecnici con il passare delle ore. Premesso che Iachini e Guidolin non verranno (chi afferma il contrario o è un sognatore o è totalmente fuori dalla realtà societaria attuale), Zavettieri sarebbe un Nicola 2. Fino al k.o. contro il Modena (4-0) della famosa “meravigliosa stagione fallimentare” assieme ad Alberti veniva etichettato come un “imbecille” oppure come un perfetto sconosciuto ed ha avuto semplicemente il merito di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Quella squadra infatti era spinta da motivazioni eccezionali e avrebbe raggiunto quei traguardi anche da sola. Quelle stesse motivazioni che farebbero comodo a squadra e tecnico. Urbano, tecnico della Primavera, sarebbe solo una soluzione a breve-medio termine. Camplone ha avuto il merito di guidare alla promozione in Lega Pro il Perugia, la Serie B è un’altra storia e rappresenterebbe una scommessa al giorno d’oggi. De Canio da quanti anni è fuori dal giro? Un motivo ci sarà!
Da gennaio comincia un campionato a parte, speriamo di farci trovare pronti. FORZA BARI!

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