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Baratro antidemocratico!!!

Perché il M5S è una minaccia reale per la democrazia italiana, il baratro su cui siamo sospesi diventa sempre più instabile.
Gradualmente ho realizzato che l’ipotesi citata non è affatto campata in aria, anzi ci sono molti campanelli d’allarme che dobbiamo puntualmente evidenziare.
In Italia siamo abituati a dare un nostro scontato grado di libertà, che non ci permette di vedere un fenomeno come il movimento 5 stelle per quello che è realmente: qualcosa di pericoloso per la democrazia e per la libertà di stampa. Molto pericoloso.

Il movimento di Grillo si autocelebra come portatore della verità rivelata e assoluta, espressione unica e univoca della volontà popolare, in opposizione a un magma indistinto di affaristi, corrotti uniti dalla volontà di nascondere la suddetta verità per i propri sordidi scopi personali a cui gli elettori possono credere solo nella misura in cui non capiscono.

La visione rientra nella più classica delle strutture complottiste-paranoiche, secondo le quali chi “non è con noi” non solo “è contro di noi” ma è anche in malafede e al soldo di qualcun altro. La politica per i cinque stelle non è rappresentanza d’interessi compositi, ma si configura come la dialettica di illuminati vs resto del mondo. La struttura delle sette, degli estremisti religiosi e dei sistemi totalitari.

L’idea originaria, era: esiste una verità unica e indivisibile magicamente evocabile attraverso la consultazione sul web. Questo è stato il cavallo di battaglia durante la scorsa campagna elettorale, poi il tema è finito un po’ in ombra. Nel primo, disastroso, anno dei 5 stelle in parlamento (quello che dovevano aprire come “una scatola di tonno”) le famose piattaforme di voto promesse non sono state realizzate e sono finite nel dimenticatoio, sostituite da brevi processi politici per le espulsioni di parlamentari “traditori” avallati tramite votazioni non certificate da enti terzi, tenute sul sito di proprietà di Beppe Grillo.

Al di là della urlata comica democrazia totale, il movimento 5 stelle ha il più classico funzionamento dei partiti totalitari: Grillo di fatto decide tutto o direttamente oppure tramite strutture che rispondono ai suoi voleri o nella migliore delle ipotesi sono totalmente prive di trasparenza. Per farlo si avvale di stratagemmi puerili, come decidere in maniera unilaterale un regolamento e poi cacciare chi non lo rispetta. Il segreto immagino sia scrivere un decalogo e poi uscire dalla stanza quando lo fai firmare, in questo modo non si chiama più “fai quel cazzo che ti dico io” ma “democrazia interna”. Chi si oppone al leader maximo viene prima emarginato poi espulso, inevitabilmente.

Grillo poi mente. Mente di continuo.  Il 21 marzo ad esempio, da Mentana, intervistato sulle alleanze europee dichiara: «Poi decideremo insieme, non arrivano decisioni così importanti da me o da Casaleggio». Dopo solo due giorni, il 23 marzo pubblica sul suo sito il “codice di comportamento per i candidati del movimento 5 stelle alle elezioni europee” dove è messo nero su bianco non solo che Grillo è «il capo politico del m5s» ma che lui solo possiede la prerogativa di proporre alleanze in sede europea. L’esatto contrario. Ma gli altri mentono!

A proposito della candidatura di Rodotà a presidente della repubblica dichiara: «Il Pd ha detto di no perché l’avevamo proposto noi. Sono dei bambini» Detto dal “capo politico” del partito che non tratta mai con nessuno perché “sono tutti morti”.

Oppure «Questi (D’Alema) vanno in televisione a presentare il libro» (disgustato). Detto dal leader politico che appare in tv per un’ora e dieci alla vigilia di sette comizi a pagamento, dove però, spiega, «Farò vedere delle cose» intendendo cioè oggetti. Dove si comprano i biglietti?

Capolavoro supremo dell’intervista comunque è la ricostruzione che Grillo fa dell’arrivo dei 5 stelle in parlamento. «È apparso l’onesto. L’onesto intellettualmente».

L’elenco delle menzogne del movimento a 5 stelle è pressoché infinito e in continua espansione, perché la falsità è nel suo dna: è un partito azienda, personale e antidemocratico che si spaccia come uno strumento di democrazia radicale.

Il dualismo verità/menzogna è, cioè, costituivo della sua forma politica, non è un accidente storico come potrebbe essere il caso di un partito classico snaturato da oligarchie inamovibili, fenomeni corruttivi endemici.

Da qui gli spettacolini da due soldi degli streaming che Grillo mette su per ricreare la tv-verità (che è il contrario della verità), lo pseudo giornalismo marketing di cui Grillo è il figlio. Come per primo ha notato Giuliano Santoro in Un Grillo qualunque. Ha dei meccanismi persecutori e semplificanti, una retorica squadrista. Il vero diventa super-vero (quindi inevitabilmente falso) in uno spettacolo contraffatto dall’autore.

È la politica della TV verità che si risolve regolarmente in pagliacciata, come nel caso patetico dello streaming Renzi-Grillo, dove la consapevolezza della telecamera rende impossibile ogni forma reale di azione politica. Tra l’altro: a che titolo Grillo si è recato a quell’incontro? Non può essere eletto ma può fare le consultazioni con il presidente del consiglio? Il non politico, l’incandidabile, il disinteressato, sta a capo dei politici ma senza passare per il vaglio del voto. Molto comodo!

Chi vuole imporre la verità in ogni ambito non fa altro che espandere il regno del falso.

Il capo politico, durante l’intervista da Mentana, ha dichiarato anche con la più grande naturalezza del mondo: «Dovrebbero essere processati i giornali di questo Paese» Mentana, invece che inchiodarlo alle responsabilità per la cretinata che aveva appena detto, ha riso. Al che Grillo ha ribattuto «Lei è lì, non rida tanto»

Ora questa dichiarazione apertamente fascista in tv è rimasta purtroppo impunita.

La ragione ci dice che prima che uno come Di Battista possa esercitare una funzione di governo, dovranno bruciare tutte le biblioteche del mondo, si debba perdere la memoria storica, le università debbano implodere.

Ma questa naturalmente è una visione ottimistica delle cose.

Forse sarebbe più sensato cominciare a prenderli sul serio e a considerarli per quello che sono realmente: una potenziale minaccia per la democrazia e la libertà di espressione.

Vincenzo Priolo

Vincenzo Priolo

Written by Vincenzo Priolo

Vincenzo Priolo è nato ad Agrigento il 5 dicembre del 1981. È laureato in scienze politiche e delle relazioni internazionali e ha frequentato nella sua carriera svariati corsi di specializzazione in materia di Sicurezza e Difesa. Ha maturato esperienze notevoli e di responsabilità in settori pubblici e di rappresentanza. Coordina il magazine Yepper fondato sulla base del giornalismo partecipativo. Ama viaggiare, cucinare ed intrecciare nuovi rapporti di collaborazione e amicizia con persone di altre culture e religioni.

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