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Ritorno alla leva obbligatoria. Perché no?

Il servizio militare di leva obbligatorio (popolarmente detto naja) è stato Istituito con la nascita del Regno d’Italia e confermato con la nascita della Repubblica italiana.

La leva obbligatoria è stata operativa dal 1861 al 2004, per 144 anni. L’obbligatorietà del servizio, prevista dalla costituzione della Repubblica Italiana, è ordinariamente inattiva dal 1 gennaio 2005, come stabilito dalla legge 23 agosto 2004, n. 226. Al riguardo, tengo a precisare che si tratta solo di sospensione della leva obbligatoria e non di abolizione. Particolare non da poco.

Ma in Europa che forma di reclutamento hanno gli altri paesi? In alcuni resiste ancora il servizio di leva obbligatorio, come in Austria, Germania (dove è previsto in alternativa il servizio civile), Finlandia, Grecia, Norvegia. In altri paesi come la Danimarca il servizio militare è misto: 30% leva e 70% volontari. Altri hanno optato per i servizi civili come la Repubblica Ceca, Cipro e Svizzera. La Francia ha un servizio civile ed il volontariato nelle forze armate. La Spagna e l’Italia hanno scelto il volontariato nelle forze armate. Insomma il panorama è vario.

Ritornando a noi, nel 2000 facevano ingresso nelle nostre forze armate le donne, su base volontaria, e nel 2005 “finiva” la naja e si passava ad un reclutamento esclusivamente su base volontaria.

Il passaggio al volontariato è avvenuto nel nostro Paese gradualmente. Personalmente ho vissuto a pieno questa trasformazione che si è svolta in tre fasi e nell’arco di un ventennio: prima solo servizio di leva, poi sistema misto leva- volontari ed infine solo volontari. Ho avuto la possibilità di partecipare a molteplici operazioni fuori area con a fianco militari esclusivamente di leva (Libano 1982 – 1983, allora giovane comandante di plotone), poi con militari di leva e volontari (Bosnia, Kosovo e soprattutto Albania 2001 – 2002 come comandante di reggimento). Dal 2005 in poi tutte operazioni con solo con personale volontario.

Leva e volontariato a confronto. Quale dei due sistemi è più vantaggioso? Bisogna subito dire che entrambi hanno vantaggi e svantaggi. La leva fa si che tutti i cittadini servano il proprio Paese, mette insieme giovani di ceti sociali diversi, di differente livello scolastico e provenienza, di diverso credo politico e religioso. La leva ha anche un valore aggiunto e cioè quello formativo ed educativo per i giovani. Li aiuta a crescere, li abitua a fare i conti con la disciplina, fa conoscere ed amare l’inno nazionale, fa parlare di Patria, li aiuta a socializzare, a condividere le difficoltà con gli altri, ad essere meno mammoni ed a vivere insieme agli altri. Di contro, per alcuni che hanno vissuto l’esperienza naja, questo periodo era considerato una perdita di tempo. Ed a volte lo era, soprattutto nei reparti non operativi. Il volontariato invece da un lato ha ridotto il bacino dei giovani da reclutare (i giovani che sono in possesso di un alto profilo scolastico, tendono a snobbare questa esperienza. Di contro non ci sono più soggetti di disturbo..) dall’altro canto il volontariato ha permesso, grazie a reclutamenti pluriennali, di poter disporre di personale addestrato per un maggiore lasso di tempo.

Era meglio la leva o è meglio il volontariato? La leva, ripeto, aiutava a crescere ed a diventare uomini, aveva un valore formativo ed educativo. Personalmente ritengo che la Patria sia di tutti. Oggi i figli di papà e/o i giovani in possesso di elevati bagagli culturali snobbano il servizio volontario, se poi sono veramente attratti dalla carriera militare allora, come ho poc’anzi accennato, propendono per entrare nelle Accademie Militari. Ovviamente questo è un discorso di massima, perché nella mia carriera ho avuto modo di conoscere ed apprezzare tanti volontari in possesso di un alto livello di preparazione scolastica ed elevate qualità professionali. In passato anche i figli di papà partivano alle armi. In verità non tutti, alcuni riuscivano ad evitarlo. Oggi i figli di papà, evitano i disagi che la vita militare comporta e non ci pensano neanche, salvo eccezioni, a prestare servizio come volontari nelle forze armate. Purtroppo di figli e figliastri la storia è piena. Ma questo è un altro problema che merita una più ampia ed approfondita trattazione, magari nel mio prossimo articolo…

Se mi si chiedete oggi se sono favorevole al ripristino della leva obbligatoria, la mia risposta è si. Ed è secca. Magari dando vita ad una forma mista di reclutamento leva e volontariato con prevalenza del personale di leva.

Questa affermazione nasce soprattutto, ma non solo, dall’assenza di valori che caratterizzano la società d’oggi, non solo tra i giovani, ma anche tra i meno giovani. Il bene comune, l’onorare la propria Bandiera, il rispetto della propria terra e degli altri sono sempre meno presenti in tutti noi.

Ma la difesa della Patria, nella eccezione più moderna, vuol dire dedicare parte della propria vita a servizio della collettività operando per la salvaguardia degli interessi nazionali, portare soccorso alle popolazioni colpite da disastri o calamità naturali e, perché no, anche prestare la propria opera nei servizi sociali, nell’assistenza agli anziani e/o ai disabili…ecc.. Questa potrebbe essere la strada da seguire, ovviamente con gradualità e con una chiara visione/programmazione degli obiettivi da raggiungere. In sintesi, le forze armate del futuro, ma si potrebbe iniziare sin da subito, dovrebbero essere strutturate in modo da dar vita ad una organizzazione con compiti più allargati (ai servizi sociali e soprattutto alla protezione civile) rispetto a quelli attuali e con reclutamento misto leva più volontari. Parlo con cognizione di causa avendo svolto, tra i tanti incarichi, quello di Direttore del Centro Operativo della Difesa e vissuto in prima persona tante emergenze/esperienze di soccorso alle popolazioni colpite da disastri e/o calamità naturali. Forze Armate a totale servizio del popolo, pur mantenendo l’atipicità e tutte le caratteristiche che contraddistinguono una forza militare: disciplina, professionalità, fedeltà alle Istituzioni ed amore per il Paese che la natura, molto benevola nei nostri confronti, ha voluto essere l’Italia.

Questa trasformazione richiede però coraggio….., il sistema è rigido ed anche se sono ottimista di carattere non credo che i nostri politici e più ancora i vertici militari possano vedere di buon occhio un simile cambiamento….

So bene che nel nostro Paese si è molto restii al cambiamento. Ma l’uomo e la sua lunga storia è ricca di trasformazioni. Bisogna crederci, occorre rinnovarsi portando però i in dote quanto di buono è stato fatto nel passato.

I tempi cambiano…, cambiano anche le esigenze e perché non possono cambiare anche le forze armate.

Non è un’utopia.

Calogero Antonio Iacolino

Written by Calogero Antonio Iacolino

Laureato presso l’Università di Torino in Scienze Strategiche.
Due Master di secondo livello in studi avanzati sulla sicurezza internazionale ed in scienze strategiche presso le Università di Perugia e Torino.
Frequentato nel 2007-2008 il corso internazionale per dirigenti del settore pubblico (civile e militare) e privato presso l’Istituto Alti Studi della Difesa in Roma.
Esperto nel settore sicurezza, difesa, diritto internazionale, protezione civile, gestione dei Grandi Eventi e delle emergenze e gestione del personale. Ha lavorato in ambiente interministeriale, internazionale e NATO. Al Nord Italia 14 anni, Centro 14 , Sud 8, estero 4 (Libano, Kosovo, Ex Yugoslavia, Albania e Grecia).
Ha operato con/a favore di altre amministrazioni dello Stato (Presidenza della Repubblica e del Consiglio, Ministeri dell’Interno e degli Esteri, Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, Prefetture).
Nel 2004/2006 Presidente del Gruppo di Lavoro sul concorso delle Forze Armate italiane alla Sicurezza/Difesa delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006.
Nel 2007, elaborato, per il comparto Difesa, il Piano Antiterrorismo della Prefettura di Roma.
Nel 2008/2011 responsabile delle operazioni presso la NATO.
Nel 2012/2013 è stato nominato Presidente del Gruppo di Lavoro sulla riorganizzazione dell’area territoriale dell’Esercito.
Svolto ruoli di primissimo piano nella gestione a livello centrale delle principali operazioni fuori area in corso negli anni 1998 - 2011 in Albania, Bosnia, Kosovo, Timor Est, Iraq, Afganistan e nei concorsi alle popolazioni colpite da calamità naturali in e fuori Italia.
Ricevute 9 benemerenze e medaglia di bronzo dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. Due elogi e sette encomi di cui due solenni: nel 2001, per un atto di valore in Albania e nel 2006, per la pianificazione del dispositivo di difesa/sicurezza delle Forze Armate Italiane alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006.
Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

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