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Game over, è giusto così. Imparare dagli errori per ripartire

Niente playoff. Il successo dell’Avellino sul Pescara fa calare, giustamente, il sipario sulla nostra  stagione. Un’annata priva di gioie e che, a tre giornate dalla fine, scrive i titoli di coda di un finale, francamente, già preventivato. Peccato, perchè i punti sperperati tra Crotone e Trapani potevano regalarci una coda di stagione da possibili protagonisti. Ma il campo ha sentenziato così ed è doveroso ammetterlo: per quanto dimostrato, i playoff non li avremmo meritati.
Non bisogna, però, guardarsi troppo indietro. Andiamo oltre. Proiettiamoci al futuro con il solito ottimismo che ci contraddistingue. Dal passato si può e si deve imparare e da questa stagione c’è molto da apprendere. A partire dal concetto di progettualità (tanto abusato in questa stagione), per arrivare al fattore campo: senza fame e senza un gruppo coeso non si va molto lontano.
PROGETTO. Berti, Di Gennaro, Innocenti, Spedicato, Mangia, gli avvocati. Una fuga generale che fatica a coniugarsi con un discorso progettuale. In sintesi, il giocattolo, ancor prima di esser montato, si è rivelato già rotto. I vari tentativi di reincollare i pezzi ad opera in corso non sono di certo utili alla causa. Se di progetto si tratta, la barca va trainata fino al porto e va ancorata saldamente con tutti i marinai a bordo. Non si può parlare di progetto se, dopo appena cinque giornate, cambi pedine, schieramento tattico e organigramma societario. La continuità e la serenità dell’ambiente, infatti, ha presto lasciato spazio ai primi mugugni divenuti, di lì a poco, sonori fischi.
L’IMPORTANZA DEL GRUPPO. In Serie B non si vince con le prime donne. Chi non ha stimoli nell’indossare questa maglia, va cacciato, sbattendo la porta. Bari deve essere un vanto e non un peso o un ripiego. Signori come Galano e Caputo bisognava accontentarli e lasciar andare. Vederli vagare in campo senza un briciolo di cattiveria è offensivo (per noi tifosi) e controproducente (per la squadra). Calciatori senza fame e privi di qualsiasi identità con la piazza che li supporta, accecati solo dal successo e dalle sirene di altri lidi hanno penalizzato gravemente una stagione che poteva regalare loro, e tutta Bari, un prezioso trampolino di lancio in vista di un futuro roseo.
Non cancelliamo tutto di questa stagione. Può tornarci utile già fra tre mesi. Quando conterà farsi trovare pronti sin da subito. Quando il margine di errore si assottiglierà ulteriormente. Quando conterà tornare ad essere la Bari.

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