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Internet e i Social NonLuoghi…

Lo spazio di Internet è senza alcun dubbio un “nonluogo”, uno spazio in cui quello che vi compare, quello che vi viaggia, non è, in alcun modo, riconducibile a delle coordinate spazio-temporali determinate, pare, dunque, ovvio che i Social Network rappresentino il “nonluogo”, per eccellenza, di Internet.  Marc Augé così definisce il concetto di “nonluogo”:

non luoghi“Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi né identitario, né relazionale, né storico, definirà un nonluogo. […] I nonluoghi rappresentano l’epoca: ne danno una misura quantificabile ricavata addizionando […] le vie aeree, ferroviarie, autostradali, […], gli aereoporti, le stazioni ferroviarie, […], i grandi spazi commerciali, […], e infine, la complessa matassa di reti cablate o senza fili che mobilitano lo spazio extraterrestre ai fini di una comunicazione così peculiare che spesso mette l’individuo in contatto solo con un’altra immagine di se stesso.”

È certamente la globalizzazione ad aver permesso la nascita di questi nonluoghi unendo le “differenze” ma senza contaminazione: ogni differenza (che sia culturale, sociale, religiosa, e così via) resta nello spazio ad essa assegnato all’interno del nonluogo. Tali spazi sono incentrati sul presente e sono il prodotto della postmodernità caratterizzata dalla precarietà, dall’instabilità, dal passaggio e dall’individualismo solitario.

Non di rado gli ambienti virtuali sono collegati a questi spazi senza radici forse per la similarità che c’è tra le persone che “transitano” in “nonluoghi reali” e quelle dei “nonluoghi virtuali”: in entrambi i casi, infatti, si parla di utenti che non abitano il nonluogo ma lo “attraversano”, utenti che abbandonano le loro caratteristiche e ruoli personali per essere un’entità anonima. I codici comunicativi dei nonluoghi, infatti, ammettono un’identità nascosta, provvisoria, anonima appunto, che permette agli individui di liberarsi da abitudini e cliché e mettere in gioco una personalità che vaga dall’inconscio, al falso, al desiderato.

Però una differenza ravvisabile tra “nonluoghi reali” e “nonluoghi virtuali” riguarda proprio l’essere Social:

1. Nei “nonluoghi reali” si socializza solo in occasione dell’entrata o dell’uscita (o da un’altra interazione diretta) nel/dal nonluogo, per il resto del tempo si è soli e simili a tutti gli altri utenti/passeggeri/clienti che si ritrovano a recitare una parte che implica il rispetto delle regole (centri commerciali, autostrade, aeroporti);

2. Nei “nonluoghi virtuali”, invece, la socializzazione è, teoricamente, l’obiettivo principale e in quanto tale non è delimitata all’ingresso o uscita nel/dal nonluogo ma  “sovrasta” tutto il “transito” dell’utente.

Dinanzi al potere dell’essere Social a nulla serve il corpo, a nulla serve guardarsi negli occhi… nel web a comunicare sono le parole, fiumi contorti di parole, di simboli, di saluti, di richieste, di emozioni che paradossalmente si provano guardando lo schermo del computer, superando ogni barriera spaziale e temporale, superando ogni handicap corporeo o caratteriale, nelle comunità virtuali si è tutti uguali, e ci si sente spesso a “casa”.

networkConseguenza meravigliosa dell’essere Social è la creazione di uno spazio condiviso all’interno del quale tutti i partecipanti sono “costruttori di senso”, una sorta di “intelligenza collettiva” che costituisce un sapere comune. In realtà è la struttura stessa di un Social Network a permettere la creazione di tale intelligenza, in quanto la comunità è come un reticolo policentrico di idee, tutte in relazione tra loro che coopererebbero nella costruzione di un sapere di tutti e di ciascuno.       

Ogni membro di un Social Network avrebbe, dunque, accesso ad un bacino di informazioni che egli stesso contribuisce ad arricchire… Peccato, però, che questa sia solo una deduzione teorica poiché, praticamente, è lecito concordare con Anna Cicalese quando osserva che  gli utenti mirano, più o meno inconsapevolmente, alla diffusione di una vera e propria ignoranza collettiva, fatta del luogo comune più vuoto e insignificante, imponendo modelli semplificati e spesso aberranti sia nel linguaggio che nelle dinamiche relazionali.



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