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Di Francesco insignito del premio Bearzot: “Ho trovato il mio percorso. Allenare la Roma è motivo di grande orgoglio, voglio tenermi questa panchina”

Le parole del tecnico giallorosso nel corso e a margine dell’evento

Roma, Di Francesco incontro tifosi ritiro

Quest’oggi l’allenatore della Roma, Eusebio Di Francesco, accompagnato dal DG giallorosso, Mauro Baldissoni, è stato insignito di un altro riconoscimento per il suo primo anno in qualità di tecnico del club capitolino, ovvero il Premio Nazionale “Enzo Bearzot”, giunto all’VIII edizione. Presente anche l’arbitro, Fabio Maresca, premiato come miglior arbitro emergente.

Il premio, istituito nel 2011, viene assegnato da una giuria composta da rappresentanti delle maggiori testate sportive italiane, promosso dall’Unione Sportiva delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (ACLI) e patrocinato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). Di Francesco, grato di tale riconoscimento, si è così pronunciato: “Ho trovato il mio percorso, devo dire tornando alla famiglia che mio padre è stato sempre quello che mi diceva «vai a giocare fuori, altrimenti ti faccio lavorare qui». Poi quando ho smesso mi diceva «vai a prendere il patentino da allenatore». Le persone vicine a te sono fondamentali”.

Bearzot mi riporta a pensieri adolescenziali, a come viveva con tranquillità e serietà quei momenti del 1982. Credo che alla base debba esserci la famiglia, con valori importanti che provi a trasmettere alla tua squadra cercando di essere sempre te stesso. Qual è la chiave di volta per essere buoni testimoni dei valori che mi sono stati riconosciuti, quali coraggio, caparbietà e tenacia? Di coraggio, i nostri educatori hanno un po’ tolto il desiderio del dribblare, dell’uno contro uno. Questo tipo di calciatore fa la differenza. Il coraggio dobbiamo infonderlo noi, di saper sbagliare. Oggi quando si vedono le partite dei ragazzini sto 2 minuti e me ne vado: quando c’è un ragazzo che sbaglia il primo rimprovero è di buttare la palla”.

Di Francesco ha così proseguito: “È fondamentale osare, voler migliorare giorno dopo giorno. Quello che mi dà fastidio dei ragazzini a volte è che se prendono un impegno devono dare il massimo, spesso li vedi che vengono al campo per passare un’ora e noi dobbiamo dare a loro il valore dell’impegno. La tenacia si lega a queste cose, nella difficoltà bisogna saper combattere per cercare di arrivare all’obiettivo che significa crescita. Allegri e Sarri: nel mio modo di intendere il calcio, a chi farei i complimenti Allegri ha fatto qualcosa di straordinario, non è mai facile vincere in modo così consecutivo. Ha fatto un percorso con un pensiero di fare calcio completamente diverso da Sarri, nell’idea di calcio mi avvicino un po’ di più al tecnico del Napoli, per la gestione del gruppo ad Allegri”.

Se fossi stato uno della giuria, per chi avrei votato? Sicuramente Inzaghi ha fatto un grande lavoro, è stato bravo nella gestione del gruppo. Io vengo da esperienze differenti che sono fondamentali per gestire un gruppo e un ambiente. Lo metto insieme a Gasperini che è stato fantastico con l’Atalanta specialmente in Europa e si avvicina a quello che è il nostro calcio, essendo aggressivi e col desiderio di fare la partita”.

Differenze nell’ambiente rispetto a 15 anni fa? Il gap da colmare è più di mentalità o tecnico? Sul gap sono entrambe le cose, la mentalità è dare continuità. Parlavamo della ripetitività dei gesti tecnici, essere inchiodati su un pensiero è un po’ come a casa coi figli  .Ricreare quel senso d’appartenenza che secondo me era un po’ svanito. Prima magari questo c’era con più facilità, ora è raro per questo invito sempre i miei ragazzi a fare anche una foto con i tifosi perché quando non gliela chiederanno più sarà il problema più grande”.

Per uno che ha giocato nella Roma che significa allenarla? È motivo di grande orgoglio, il mio desiderio principale era di allenare la Roma. Adesso devo essere bravo a tenermela stretta questa panchina. Se abbiamo già fissato l’appuntamento per il rinnovo? Credo che non sarà un problema trovare un accordo, ho ancora un anno di contratto ed è l’ultimo dei miei pensieri. Quello che conta sarà fare le scelte giuste per migliorare quanto fatto”.

A tale quesito ha risposto anche BaldissoniCon Eusebio parliamo di cose molte più importanti rispetto al contratto, abbiamo idee analoghe su come continuare a crescere. E lo faremo insieme. Tutto il calcio italiano dovrebbe crescere, c’è tanto da fare per riportarlo davanti ad altre leghe europee. Il percorso fuori e dentro al campo è evidente, guarda al mondo: perché oggi il calcio è una competizione globale. Noi continueremo a farlo e speriamo di riuscirci sempre meglio. La cosa più importante di quello che ha dimostrato quest’anno è che in certi contesti bisogna presentarsi sapendo di poter essere protagonisti, l’atteggiamento della squadra è quello che ci ha consentito di arrivare in semifinale ed è il primo merito del mister”.

Di Francesco ha poi aggiunto:Tra cammino europeo e campionato, che giudizio mi sento di dare? Credo in Europa straordinario anche se abbiamo dimostrato di poter competere e combattere anche col Liverpool. Aver ricostruito quell’ambiente che mi fa venire i brividi anche a rivederlo è stato il massimo, certo ricevere questo premio prima di andare a Kiev sarebbe stato meglio. In campionato potevamo fare meglio come ho detto”.

Se c’è stato all’inizio un po’ di scetticismo nei miei confronti? Sì l’ho avvertito, è normale e fa parte del gioco. L’equilibrio, la capacità di rimanere lucidi, al di là dell’aspetto tecnico la nostra forza deve essere quella di mantenere costantemente una serietà e una mentalità che porta ad avere risultati importanti. Non si è vinto niente ma un piccolo successo è quello di aver cambiato una mentalità”.

A margine dell’evento, Di Francesco, ha inoltre rilasciato queste dichiarazioni ai cronisti presenti: La mancata convocazione di Nainggolan ai Mondiali? Dispiace per lui. Non dico che era nell’aria però visto che non era sempre convocato ultimamente si poteva capire. Credo che il sistema che adotta il Belgio non lo aiuta per le sue caratteristiche, per me è un giocatore importante, se l’allenatore ha ritenuto questo. Mi dispiace solo per Radja”.

Queste, infine, le parole dell’allenatore giallorosso:Quali sono le esigenze di mercato della Roma? Valuteremo con la società, non troverete spiragli sui nomi da parte mia anche perché è giusto mantenere il riserbo. I ruoli? Possiamo toccare tutti i reparti, dalla difesa al centrocampo e all’attacco. Per migliorare questa rosa dobbiamo toccare tutti i reparti”.

 

 

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Written by Veronica Sgaramella

Nata a Roma nel Luglio 1990, laureata in Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione presso La Sapienza. Coordinatrice Yepper Magazine, precedentemente redattrice per Vocegiallorossa, ora collaboratrice nella redazione di 1927 On Air - la storia continua , in onda su Centro Suono Sport. SocialMente attiva, amo leggere, viaggiare e immortalare attimi.

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