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La fede non ha prezzo. Il problema è nelle fondamenta dell'identità barese.

Il momento è cruciale. Bologna sarà la prima tappa del tanto atteso forcing finale. Sei giornate da tutto o niente. Con la speranza che possa bastare per invertire la rotta e sconfessare l’andamento di una stagione sin qui deludente.
Il presidente Paparesta ha chiamato a raccolta i tifosi ed è facile che, visto l’esiguo costo del biglietto, la piazza di Bari risponderà, come sempre, presente. Un’iniziativa che, seppur lodevole visto il fine per il quale è stata adottata, ha creato il mal di pancia, più che giustificato, degli oltre 11.000 abbonati. Lo zoccolo duro del tifo barese contesta l’eccessiva bonarietà, non la prima, della presidenza, finita da tempo sotto la lente d’ingrandimento del tifoso barese.
Premessa: lungi da me ergermi a moralizzatore o giudice “da tastiera” della situazione.
Se l’obiettivo playoff è ampiamente alla portata (e lo dimostra l’andamento della Serie B giornata dopo giornata), ben vengano tali iniziative, anzi. Forse sono state adottate con leggero ritardo. Se l’obiettivo di Paparesta e soci (?) è quello di riconciliare la piazza di Bari con la “propria” squadra, ben vengano i biglietti a 1 euro. Se il “San Nicola” sarà gremito di “doppiofedisti”, ben vengano. Ed è un parere personale, le stesse persone che lamentano carenze della società, criticando in stile “tiro al piccione”, sono le stesse che gioiscono nel vedere l’Astronave un catino bollente pronto ad esplodere da un momento all’altro.
Il problema è alla radice, non nel biglietto a 1 euro. La fede non ha prezzo. Bisogna remare tutti dalla stessa parte. E per farlo, ancora una volta, c’è bisogno anche chi di chi vede la Bari come una moda e non una passione. D’altronde, senza loro, riempire lo stadio, oggi nel 2015 a Bari, sarebbe pura utopia. Il problema è alla radice. Nelle fondamenta dell’identità barese.
La problematica di fondo è insita nel comprendere come possa il tifoso barese, di qualunque squadra esso sia, identificarsi nella propria terra natìa. Un’identificazione mai, o quasi, d’accordo con la propria fede calcistica. Quello stesso legame che rivendica, giustamente, l’abbonato in queste circostanze.
Bisogna partire dalle giovani generazioni, dal nostro futuro tifoso barese. Cominciamo con il non regalargli ai vari compleanni maglie di Tevez o Icardi, preferendo una maglia di Minala o di Sabelli. Cominciamo a fargli comprendere come una vittoria della squadra della propria città sia libidine allo stato puro, impareggiabile se messa a confronto con una vittoria di una squadra che non è del proprio territorio. Trasmettiamogli quel senso di appartenenza alla propria città o provincia che sia. Portiamolo allo stadio e regaliamogli una bandierina biancorossa. Facciamo capire il perchè  un “Forza Bari” valga più di un “Forza Juve o Forza Inter” e soprattutto che non ci si debba vergognare nel tifare una squadra che, magari non vincerà mai Champions League o scudetti vari, ma è la “tua squadra”.  
Sono piccoli e banali gesti, vero. Ma solo così riusciremmo a creare quel senso di appartenenza che possa coinvolgere quanti più tifosi possibili. Altro che Bologna! Altro che biglietti a 1 euro.

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